Monti Invisibili

Via Francigena

Siena – Ponte d’Arbia – San Quirico d’Orcia

Quota 582 m

Data 26-27 ottobre 2019

Sentiero segnato

Dislivello in salita 801 m

Dislivello in discesa 692 m

Distanza 57,18 km

Tempo totale 15:33 h

Tempo di marcia 13:17 h

Descrizione Siena – Ponte d’Arbia (8:15 h, +219 m, -358 m, 29,59 km): dalla stazione ferroviaria di Siena (280 m) per Isola d’Arbia (174 m, +2,53 h), la Grancia di Cuna (185 m, +1,12 h) e Ponte d’Arbia (148 m, +2,57 h). Tappa impegnativa per lunghezza e saliscendi prevalentemente su strade sterrate. Notte alla casa del Pellegrino Centro Cresti.

Ponte d’Arbia – San Quirico d’Orcia (7:18 h, +582 m, -334 m, 27,59 km): da Ponte d’Arbia (148 m) per Buonconvento (147 m, +1 h), l’Azienda vitivinicola Caparzo (210 m, +2,06 h), Torrenieri (258 m, +1,24 h), San Quirico d’Orcia (409 m, +1,45 h) e Piazza IV novembre (+10 min.). Tappa impegnativa in paesaggio vario e piacevole.

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Traccia GPS

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060SanQuiricodOrcia.JPG059SanQuiricodOrcia.JPG058VersoSanQuiricodOrcia.JPG055PodereCaparzo.JPG053VersoSanQuiricodOrcia.JPG052VersoSanQuiricodOrcia.JPG051VersoSanQuiricodOrcia.JPG049VersoSanQuiricodOrcia.JPG048VersoSanQuiricodOrcia.JPG047Buonconvento.JPG046Buonconvento.JPG044VersoBuonconvento.JPG042VersoBuonconvento.JPG041VersoBuonconvento.JPG040VersoBuonconvento.JPG039PontedArbiaCentroCresti.JPG037PontedArbia.JPG036PontedArbiaCentroCresti.JPG035PontedArbia.JPG033VersoPontedArbia.JPG032VersoPontedArbia.JPG031VersoPontedArbia.JPG030VersoPontedArbia.JPG029GranciadiCuna.JPG028VersolaGranciadiCuna.JPG027VersolaGranciadiCuna.JPG026VersolaGranciadiCuna.JPG024TorrediessicazioneexIDIT.JPG022IsoladArbia.JPG020VersoIsoladArbia.JPG018VersoIsoladArbia.JPG017Siena.JPG016VersoIsoladArbia.JPG013SienaPortaTufi.JPG012SienaOspedalepsichiatrico.JPG010SienaPiazzadelCampo.JPG.JPG009SienaPiazzadelCampo.JPG.JPG008SienaPiazzadelCampo.JPG.JPG006Siena.JPG004Siena.JPG003Siena.JPG002Siena.JPG001RomaTiburtina.JPG

Via Francigena, Siena - San Quirico d’Orcia, 26-27 ottobre 2019. La vita di tutti i giorni mi appare a volte come un fiume impetuoso nel quale, fra gorghi e rocce affioranti, mi dibatto cercando di non esserne travolto. E poi c’è il cammino, attività primigenia che mi pone fuori dell’agitato flusso della corrente e asciuga gli affanni; e pian piano vedo le tensioni scorrere al mio fianco, come Vasudeva, il barcaiolo di Siddharta.

Conoscendo questa circostanza, è con non poca eccitazione che mi getto nel lungo cammino promesso da queste nuove tappe della Via Francigena per i cinquant’anni di Alfredo, ultimo del manipolo che mancava alla cifra fatidica.

Un Flixbus seminotturno ed eccoci assonnati in una Siena luminosa. Il ciottolato della seducente cittadina scorre veloce sotto gli scarponi e già siamo in marcia nei colori caldi del territorio, fra muri in mattoncini e crete arate.

Un corbezzolo qui, una chiacchiera là e come promesso gli affanni decantano in una fatica lieve che rende lieto il passo.

La giornata fine ottobrina è di un caldo inusuale, ma noi marciamo inesorabili su e giù per i colli brulli, fra cipressi solitari e poderi isolati, mentre il profilo di Siena ci abbandona all’orizzonte.

Fra i capannoni industriali di Isola d’Arbia è tempo di un panino una birra e un sigaro (e va… anche di un amaro) e riprendiamo il cammino nelle argille che danno al paesaggio un aspetto lunare.

Ci inoltriamo in questo deserto sorvegliati da un’orrida torre di essiccazione per pomodori, costruita negli anni ’60 e mai entrata in funzione. Su strade bianche interminabili volgiamo sguardi sconfinati ai colli della Val d’Arbia.

La medievale fattoria fortificata della Grancia di Cuna ci offre acqua e momentaneo refrigerio e con le ombre che si fanno lunghe, costeggiamo la strada ferrata prima dell’ingresso a Ponte d’Arbia.

In pieno stile pellegrino alloggiamo in uno spartano ostello e, fatta conoscenza con Daniele e Federica pellegrini di Camaiore alla volta di Roma, ci rechiamo tutti insieme ai festeggiamenti, dove, con infinita nequizia la trentenne Federica ci apostrofa: “Siete arzilli, però!”.

Pipe, sigari, sigarette e altre puteolènze ammorbano l’aria del giardinetto comunale e quindi una notte stellata ci conduce fra le coltri.

Un nebbione da autunni londinesi saluta il nuovo giorno e siamo in marcia nel nulla. Il borgo fortificato di Buonconvento sorge inaspettato, ma presto il sole dissolve le brume e la tappa si fa vieppìù bella e piacevole, nei panorami onirici della Val d’Orcia tagliati da filari e filari di colorati vitigni autunnali. Il ristoro del pellegrino al Podere Caparzo prevede un calice di Brunello e un panino al prosciutto. Ma il prosciutto mette sete e arriviamo giusto in tempo nel borgo di Torrenieri per un boccale di bionda.

Allegri quanto basta scorrono gli ultimi chilometri verso San Quirico d’Orcia. Dopo quasi sessanta chilometri di cammino è tempo di riposare finalmente le membra con un taxi e un paio di treni che ci riconducono rilassati nel gorgo della vita.

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