Monti Invisibili

Pian Curiano

Quota 254 m

Data 25 aprile 2019

Sentiero non segnato

Dislivello 106+190 m

Distanza 31,28+9,04 km

Tempo totale 1:45+2:33 h

Cartografia Il Lupo Monti della Tolfa

Descrizione Dalla stazione di Manziana della linea ferroviaria FL3 (338 m) in bicicletta per la Macchia di Manziana fino al Casale delle Pietrische (9,93 km, 254 m, +40 min.). Poi a piedi per le Vasche vinarie, la Tomba del Pero, l’Ipogeo del Casale, il Fontanile delle Pietrische (220 m, +20 min.), il Fosso del Lenta, il Fosso Magnaferro, Pian Curiano (248 m, +1,05 h) e il Casale delle Pietrische (+50 min.). Di nuovo in bici per Marina di Cerveteri (21,35 km, 9 m, +1,05 min.) e ritorno a Roma con la linea ferroviaria FL5.

 

Aggiornati Waypoint Tolfa

06Curianolog

Traccia GPS

07Curianodislivello
025Intreno.JPG024AeroportoSavini.JPG023Inbici.JPG022Vaschevinarie.JPG021Vaschevinarie.JPG020Pietrische.JPG019PianCuriano.JPG018PianCuriano.JPG017VersoPianCuriano.JPG016VersoPianCuriano.JPG015FossodelLenta.JPG014FossodelLenta.JPG013FontaniledellePietrische.JPG012IpogeodelCasale.JPG011TombadelPero.JPG010Vaschevinarie.JPG009MarchesedelGrillo008CasaledellePietrische.JPG007CasaledellePietrische.JPG006CasaledellePietrische.JPG005MacchiadiManziana.JPG004MacchiadiManziana.JPG003FontaniledelBottaccio.JPG002FontanileTestadiBovo.JPG001Manziana.JPG

Pian Curiano, 25 aprile 2019. Treno per Manziana, ore 6,59. Ho cercato più volte di farglielo capire, a quelli del Club 2000m, e molti sono d’accordo con me: le vette per quelli ammogliati dovrebbero valere doppio.

Per noi non è mica semplice e pacifico decidere di fare una scampagnata. Devono verificarsi una serie di congiunzioni astrali, fra le quali le più ostanti sono il WP (Weather Permitting) e soprattutto l’FP (Family Permitting). E anche qualora entrambe concordino, questo non vuol dire che al ritorno non troverai qualche malumore e, inevitabilmente, in quelle poche ore che ti sei sudato con un venerdì pomeriggio di spesa, i compiti con la progenie e la riparazione della caldaia, si produrranno eventi come lo scoppio della lavatrice o la diarrea del cane – “Tanto tu non ci sei mai” – e probabilmente la sera ti toccherà pure un bell’evento sociale, dove solo una potente dose di Red Bull ti potrà salvare e dove qualcuno guarderà con malcelato disgusto i tuoi graffi e la tua abbronzatura da dalmata, chiedendoti per sovrappiù come fai ad alzarti la mattina prima dell’alba e se non ha paura di perderti.

Oppure c’è la fuga: elegante e inavvertita. “Esco un po’ in bici domani mattina. Porto io il cane (come se lo portasse mai qualcun altro). Dormite pure”. E mi lancio in una di quelle microavventure che sono il sale di una vita indaffarata.

Nel giorno del mio onomastico, un treno verso l’interno sotto un cielo blu che pressa campi di primavera. Qualche chilometro sui pedali nel bosco; alcune ore di cammino e poi di nuovo sui pedali per raggiungere un treno sulla costa. Quindi a casa come niente fosse.

 

Treno per Roma, ore 13,15. Sono così fangoso e puzzolente che un cane qua davanti sta andando in visibilio.

Dalla stazione di Manziana volo rapido nell’omonima e ombrosa Macchia, con un profumo di primavera nell’aria che fa venire desiderio di fave con il pecorino.

Ecco il seicentesco Casale delle Pietrische, sentinella di un altopiano tufaceo regno di vacche maremmane, circondato da recinti che ricordano come la Tolfa sia a buon titolo il far west de’ noantri. Anche Albertone passò di qui nel suo Marchese del Grillo.

Cerco un luogo appartato, affido il velocipede a un cespo di alberelli e m’imbatto nelle cosiddette Vasche vinarie, formate da almeno due vasche sfalsate in altezza e comunicanti tra loro tramite un foro, forse utilizzate dagli Etruschi per la pigiatura dell’uva o la concia delle pelli. Poco discosta ecco anche la Tomba del Pero.

Seguo una delle tracce che tagliano l’acrocoro e scendo all’Ipogeo del Casale, guardato e vista da un teschio: m’intrufolo in un oscuro corridoio con soffitto a volta, ai lati del quale si aprono tre piccole camere.

Invece di seguire la valle mi arrampico sulle pareti, cercando una tagliata. La trovo e m’inoltro in un mondo antico che presto diviene impervio. Alcune liane mi traggono d’impaccio e mi permettono di risalire la parete, mentre un gufo vola via assonnato e una donnola sfila quasi fra le mie gambe.

Cerco un varco che mi riporti a valle, confidando che se quella è un’antica via, dovrebbe farlo da se: e infatti sono premiato. Il cammino e ora rapido lungo il corso del Lenta che guado più volte, inanellando radure smeraldine dove pascolano armenti.

Dal corso del Magnaferro un ripido fosso roccioso mi reca infine a Pian Curiano: ora tutto e silenzio e solitudine, ma ognuno di questi altopiani era abitato in epoca etrusca.

Mi avvio a concludere l’anello in veloce e fangoso cammino; alle Pietrische rinforco la bici e volgo le ruote verso il mare. La salita al valico di Sasso chiede molto alle mie stanche gambe, ma poi la discesa verso la costa è anche troppo veloce per le mie scarse capacità stradiste.

Ecco l’Aurelia e in breve Marina di Cerveteri e la stazione. Ichnusa non filtrata con patatine e poi il treno che mi riconduce inavvertito agli obblighi familiari.

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