Monti Invisibili

Traversata dei Lucretili
Quota 1.115 m
Data 26 settembre 2025
Sentiero parzialmente segnato
Dislivello in salita 555 m
Dislivello in discesa 1.036 m
Distanza 23,03 km
Tempo totale 7:18 h
Tempo di marcia 6:56 h
Cartografia Il Lupo Lucretili
Descrizione Dal terminal Cotral Passo Corese Autostazione FS (di fronte alla stazione FS Fara Sabina) in bus a Monteflavio (816 m). Poi per il Fosso del Piano, i ruderi della Madonna del Carmine (891 m, +22 min.), la Valle Lopa e il relitto del velivolo Beechcraft C-45 precipitato il 25 agosto 1960 (1.014 m, +1 h), Casale Capo di Porco (1.050 mt, +1,09 h), Prato delle Forme (858 m, +1,36 h), la Sorgente Vena Caprara (810 m, +33 min.), la Fonte delle Pianelle (650 m, +1,23 h), Vicovaro (346 m, +46 min.) e la fermata del bus Cotral per Roma (323 m, +7 min.). Piacevole escursione in ambiente solitario. Fra il Casale Capo di Porco e la Sorgente Vena Caprara prevalente assenza di segnaletica e numerosi tratti piuttosto infrascati, ancora percorribili ma dei quali non si assicura la tenuta. Avvistato uno scoiattolo nero.
 

traversata dei lucretili mappa

Traccia GPS

vicovaro

026 Vicovaro

vicovaro

025 Vicovaro San Pietro Apostolo

vicovaro

023 Vicovaro San Pietro Apostolo

vicovaro

022 Vicovaro

fonte delle pianelle

021 Fonte delle Pianelle

vicovaro

020 Verso Vicovaro

fonte vena caprara

019 Sorgente Vena Caprara

piano delle forme

018 Piano delle Forme

piano delle forme

017 Piano delle Forme

piano delle forme

016 Verso Piano delle Forme

ganoderma

015 Ganoderma

casale capo di porco

014 Casale Capo di Porco

casale capo di porco

013 Casale Capo di Porco

casale capo di porco

012 Casale Capo di Porco

more

011 More

monti lucretili

010 Verso Casale Capo di Porco

monti lucretili

009 Verso Casale Capo di Porco

beechcraft c-45

008 Relitto Beechcraft C-45

beechcraft c-45

007 Valle Lopa

serre di ricci

006 Serre di Ricci

monte gennaro

005 Monte Gennaro

santa maria del carmine

004 Ruderi Madonna del Carmine

monteflavio

003 Monteflavio murales

monteflavio

001 Monteflavio murales

traversata dei lucretili altimetria

000 Traversata Lucretili altimetria

Traversata dei Lucretili, 26 settembre 2025. Ci sono fondamentalmente due modi di condurre un’escursione. Tendendo a una meta: generalmente una vetta, ma anche un eremo, un lago, un borgo o una qualsiasi altra emergenza naturale o antropologica. In questo caso metà del cammino è tesa al raggiungimento di questo obiettivo e l’altra metà (anche se stiamo percorrendo un anello) a tornare indietro.
Oppure la meta può essere semplicemente l’attraversamento di un territorio. Assaporando con lentezza tutto il percorso, senza puntare a un particolare obiettivo ma compiacendosi dei panorami, dell’attraversamento delle foreste e dei borghi, del casolare diroccato, delle bacche assaporate, della chiacchiera con il contadino, del tintinnio di una fonte: in questo caso la meta è il sentiero stesso… quando c’è.
Dopo l’aerea vetta marsicana della scorsa settimana, oggi l’obiettivo è questo: tornare a calcare sentieri in parte ignoti, immergendomi nuovamente nei fitti e solitari boschi e nelle segrete valli dei Monti Lucretili, questo Parco Regionale prossimo a Roma, dall’orientamento complesso e dai densi sentori di solitudine.
Ecco allora che con il treno che passa sotto casa raggiungo la stazione di Fara Sabina (che in effetti è a Passo Corese e a 15 chilometri da Fara) e da lì, con rapido cambio col bus Cotral (dall’autostazione proprio di fronte alla stazione che si chiama FS Passo Corese, ingenerando non poca confusione), il borgo di Monteflavio, da dove ha inizio la mia camminata.
Sotto un cielo bigio risalgo il noto sentiero verso il Monte Pellecchia. Una tenue pioggerella, lungi dall’infastidire il passo, rende invece più intima la fusione con l’ambiente. E intanto scuri grappoli di more divengono più che un conforto per il mio goloso appetito.
Ai quasi 1.000 metri delle Serre dei Ricci tutta la dorsale del Monte Pellecchia – quella che ben si scorge anche da Roma, dietro al Monte Gennaro – si eleva massiccia. Ma a me oggi non interessano le vette e mi tuffo di nuovo nel bosco, in un profumo di funghi tipico della stagione e in un denso cinguettio di volatili.
In breve sono al relitto del Beechcraft C-45 di stanza a Guidonia che si scontrò con il Pellecchia il 25 agosto 1960. Montagne e aerei hanno da sempre un conto in sospeso. Oltre al piano di coda, so esserci altri resti: cerco di individuarli, ma il cammino è ancora lungo e presto sono di nuovo in marcia.
La segnaletica CAI scorta agevolmente i miei passi fra boschi, colli e radure fino alle dirute mura del Casale Capo di Porco, uno dei miei luoghi del cuore di questo territorio. Una grande costruzione in lento inesorabile disfacimento che deve essere stata pullulante di una vita che ancora si respira e trasuda dalle sue pietre. Mangio un boccone, lo rinforzo con altre more e riprendo il cammino, non più supportato dalla segnaletica.
Le tracce pur presenti – a volte anche troppe – iniziano a farsi confuse. La vegetazione tende a chiudersi, ma procedo bene aggrappato al gps, in boschi di alti faggi ormai fitti e oscuri, dove regna un misterioso silenzio. Sfioro pareti rocciose, trovo un’agevole via fra muraglie di rovi, immergendomi sempre più nel cuore profondo di questo territorio dalle dimensione indefinite e senza punti di riferimento che ti facciano capire dove sei realmente.
Qualche finferlo per la pasta di questa sera e sono finalmente al Piano delle Forme, dove in un ronzio di vespe mi assido sul prato per il pranzo.
Il percorso riprende ora vigore, fra conifere e boschi che iniziano a colorarsi d’autunno. Dopo i fontanili della Sorgente Vena Caprara un altro tratto infrascato mi pone dei dubbi sulla direzione, ma poi ne sono fuori e presto il rombo dell’autostrada anticipa il termine del mio cammino, mentre da lontano mi salutano le case di Vicovaro.
Non ho raggiunto nessuna meta oggi, ma la meta è stata il mio cammino, insieme a una birra e a un sigaro toscano