Monti Invisibili

378 Volo per Istanbul

376 Zanzibar Mnemba

375 Zanzibar Mnemba

374 Zanzibar Mnemba

370 Zanzibar Stone Town Freddy Mercur

367 Zanzibar Prison Island tartarughe giganti

365 Zanzibar Prison Island

356 Zanzibar Nakupenda Sandbank

355 Zanzibar Nakupenda Sandbank

354 Zanzibar Nakupenda Sandbank

353 Zanzibar Nakupenda Sandbank

344 Zainzibar aeroporto

342 Pemba aeroporto

341 Pemba

336 Pemba Shamiani Island Turtle Beach

333 Pemba Shamiani Island

328 Pemba verso Shamiani Island

324 Pemba Chake Chake

313 Pemba Kigomasha Sandbank

309 Pemba Kigomasha Sandbank

308 Pemba Kigomasha

305 Pemba Kigomasha

301 Pemba Misali Island

297 Pemba Misali Island

291 Pemba Misali Island

289 Pemba Misali Island

286 Pemba Misali Sunset Beach Hotel

283 Volo per Pemba

281 Mto Wa Mbu

275 Mto Wa Mbu orfanotrofio

262 Mto Wa Mbu

258 Lago Natron World View Camp

257 Lago Natron

256 Lago Natron

253 Lago Natron fenicotteri

251 Lago Natron fenicotteri

244 Verso Lago Natron

243 Verso Lago Natron

241 Serengeti National Park

237 Serengeti National Park

236 Serengeti National Park

235 Serengeti National Park buceretto

234 Serengeti National Park ippopotami

233 Serengeti National Park ippopotami

228 Serengeti National Park ippopotamo

227 Serengeti National Park storno superbo

226 Serengeti National Park leoni

221 Serengeti National Park ghepardo

216 Serengeti National Park leopardo

211 Serengeti National Park leoni

209 Serengeti National Park leoni

205 Serengeti National Park

193 Serengeti National Park

192 Serengeti National Park

189 Ngorongoro Conservation Area Simba Camp A

184 Ngorongoro Conservation Area gru coronata

176 Ngorongoro Conservation Area ippopotamo e ibis

174 Ngorongoro Conservation Area ippopotamo

173 Ngorongoro Conservation Area ippopotamo

172 Ngorongoro Conservation Area

170 Ngorongoro Conservation Area iena

165 Ngorongoro Conservation Area gnu

164 Ngorongoro Conservation Area zebre e gnu

161 Ngorongoro Conservation Area gnu

159 Ngorongoro Conservation Area struzzo

149 Ngorongoro Conservation Area facocero

147 Ngorongoro Conservation Area fenicotteri

146 Ngorongoro Conservation Area zebre

145 Ngorongoro Conservation Area antilope

141 Ngorongoro Conservation Area bufali

129 Ngorongoro Conservation Area

125 Arusha villaggio masai

124 Arusha villaggio masai

122 Arusha villaggio masai

113 Arusha villaggio masai

104 Manyara National Park elefanti

103 Manyara National Park elefanti

101 Manyara National Park gazzelle

098 Manyara National Park elefanti

092 Mto Wa Mbu Fig Resort

086 Tarangire National Park

077 Tarangire National Park velvet monkey

076 Tarangire National Park elefanti

075 Tarangire National Park antilope

063 Tarangire National Park elefante

061 Tarangire National Park elefante

054 Tarangire National Park giraffa

051 Tarangire National Park babbuini

043 Tarangire National Park zebre

040 Tarangire National Park zebre

039 Tarangire National Park giraffa

023 Tarangire Mational Park

015 Tengeru orfanotrofio

001 Volo Tanzania
Tanzania, 7-22 agosto 2025
In Tanzania c’ero stato un quarto di secolo or sono per andare a scarpinare sul Kilimanjaro e mi era rimasto il desiderio di scoprire anche i suoi parchi nazionali, con tutto il corollario di scenari naturali e di animali. E ora, con mia figlia ormai diciottenne e alla mia bella età, decido di affrontare l’avventura con il mio primo viaggio organizzato. Sì, con la spartanità di Avventure nel Mondo, ma comunque seguendo un programma stabilito da altri. Ma organizzato o no, è un viaggio che ha richiesto un notevole impegno organizzativo, fra visti, assicurazioni, vaccinazioni, definizione del bagaglio e logistica varia.
Il viaggio si è snodato con 8 giorni di safari nel nord del paese, attraverso i Parchi Nazionali Tarangire, Manyara, Ngorongoro e Serengeti, con una digressione verso il salino Lago Natron. E qui animali a profusione durante centinaia e centinaia di chilometri di fuoristrada su piste sassose e polverose.
Poi otto giorni di Oceano Indiano fra le sabbie candide e le acque turchesi della splendida e ancora poco turistica Isola di Pemba e con un paio di giorni nella caotica Isola di Zanzibar.
Ma il plus del viaggio è stata sicuramente la formula Family: 8 adulti e 10 ragazzi che hanno reso la comitiva allegra, scanzonata e desiderosa di scoperte. È stata una gioia parlare con loro, vederli giocare, scherzare, ridere, viaggiare: in una parola, la vita.
E poi c’è stata l’Africa. Si dice sia un continente che streghi l’anima con un’emozione di essenzialità e ritorno alle origini che fa desiderare di tornarci presto.
E questo è puntualmente accaduto. Raramente ho avvertito tanto forte la sensazione di pace e di serenità come viaggiando negli sconfinati e primitivi spazio della savana.
O nel buio della notte, davanti a un oceano oscuro del Continente Nero, con un sigaro fra i denti, sotto una volta di stelle sconosciute.
Dal diario di viaggio
Tarangire National Park, 9 agosto 2025. Centinaia di fuoristrada passo lungo Toyota 8 posti e migliaia di turisti stazionano all’ingresso del parco. Tre jeep sono nostre: una per le donne, una per le ragazze e una per i ragazzi, con noi uomini che facciamo i jolly dall’una all’altra.
Varchiamo l’ingresso e siamo nella vera savana africana. Macilenti alberi spinosi si innalzano contorti su ampie pianure paglierine e imponenti baobab sovrastano un paesaggio brullo: viene da pensare che tanta aridità non possa facilmente accogliere la vita. E invece, appena entrati, subito una mandria di zebre ci attraversa la strada per abbeverarsi a una pozza, seguita da una di gnu. E poco dopo anche una giraffa bruca placida la cima di un albero.
Uccelli multicolori becchettano intorno a noi e di lì a poco l’incontro con un vicino branco di elefanti è il più emozionante dalla giornata.
Per la gioia di grandi e piccini, dal cuore sgorga inevitabile l’aforisma, inciso ormai in lettere capitali all’ingresso di tutti i parchi della Tanzania e dell’Africa australe tutta.
“Quale è l’unica volta che l’elefante pronunzia il suo nome? Quando apre il frigorifero e non trova le aranciate. E che dice? E-le-fante?!”
Nell’irrefrenabile entusiasmo dei compagni di viaggio, solchiamo il parco in lungo e in largo, in un continuo di emozionanti incontri con animali di cui ignoriamo anche i nomi.
Ora siamo in viaggio verso il campo della notte e dalla grafia di queste brevi note si evince che siamo in marcia su queste bitorzolute carrarecce.
Domani è un altro giorno sotto il tetto di questa immensa Africa.
Ngorongoro Conservation Area,, 11 agosto 2025. 2.400 metri di quota del Simba Camp A, sul bordo dell’immenso cratere vulcanico. L’accampamento è un vociare di infiniti idiomi e lingue. Tanti giovani sommariamente abbigliati molti adulti e persone più agé, anche con abiti all’ultima moda Safari.
Siamo saliti questa mattina in un paesaggio rigoglioso, sempre più di foresta pluviale. Una nube ci inghiotte, precludendo la vista sul fondo del cratere. Ma il cielo si apre, ed è Africa come te l’aspetti.
Un mastodontico elefante ci accoglie ai 1.800 metri del fondovalle, seguito subito da una mandria di bisonti e di gazzelle. E da adesso non si finisce più.
Gnu corrono veloci di fianco a noi, seguiti da centinaia di zebre. Sul lago passeggiano i lunghi trampoli dei fenicotteri, pellicani planano lievi e un’infinità di altri variopinti volatili sconosciuti incociano per cielo, per acqua e per terra.
A destra! Un leone! Dorme pigro, indifferente al nostro vociare.
Laggiù! Altri due!
Guarda, il facocero! Pumba del Re leone.
Due iene si aggirano facendo le disinteressate intorno a centinaia di gazzelle.
E ovunque – a giro d’orizzonte, spezzato solo dalle ripide pareti del vulcano – migliaia e migliaia di animali, in un’apparente pacifica convivenza; in un sicuro equilibrio.
Sembra incredibile che luoghi apparentemente tanto inospitali abbiano potuto dare vita a tanta rigogliosa diversità biologica.
Ma qui a Ngorongoro sono proprio le ripide parete dell’enorme caldera ad aver generato una biosfera quasi indipendente e isolata dall’ambiente esterno, e per questo anche più fragile.
Ancora un grande lago, occhi periscopici ci osservano minacciosi. Un branco di ippopotami ci ricorda chi comanda qui e il capo spalanca le fauci fuori misura e ci mostra i suoi tozzi e possenti denti.
Serengeti National Park, 12 agosto 2025. Notte umida ma confortevole nei nostri sacchi a pelo da zero gradi ai 2.400 metri del Simba Camp.
Sveglia alle 6 in un nebbione londinese. Scendiamo su una pista terrosa, in un paesaggio di deserto pietroso che più arido non si può.
Finisce Ngorongoro inizia Serengeti, una distesa sconfinata nel cuore dell’Africa Nera. E se ieri, negli spazi limitati e confinati di Ngorongoro, abbiamo solcato mandrie, branchi e stormi continui e confusi di innumerevoli specie, qui in questa savana immensa dall’orizzonte invisibile, navighiamo per ore, come su una zattera in un oceano ostile, dalla quale sia impossibile sbarcare. Serengeti vuol dire proprio pianura senza fine.
Centinaia di chilometri di sobbalzi e vibrazioni in un continuo stimolo della vescica. E poi il giusto premio: una famiglia di leoni, cuccioli inclusi, a bordo pista, indifferente all’affastellamento di fuoristrada che gli si affolla intorno. Viene il dubbio siano periodicamente nutriti per indurli a stabilirsi sul posto.
Ora siamo fermi nella savana a Seronera: davanti a noi due leonesse mollemente adagiate su un albero.
Il nostro safari – viaggio a piedi in swahili – prosegue, in un territorio apparentemente vuoto e privo di vita, soprattutto rispetto al profluvio del giorno precedente.
Ma i nostri autisti sanno dove portarci. Ci fermiamo sotto un grande albero. Un leopardo attorcigliato in alto fra i rami, affrontando una difficoltosa digestione. La carcassa di un facocero pende appesa da un altro ramo.
Altra corsa nella savana ed ecco una famiglia di giaguari, intenta a spolpare una gazzella.
Pochi animali oggi, ma tutti importanti: dei Big Five ci manca solo il rinoceronte. Riprendiamo la via del ritorno, mentre una giraffa mastica un albero qui vicino, fino a uno dei numerosi campi interni al parco: solo uno spazio rubato alla savana, senza alcun tipo di separazione da un mondo potenzialmente ostile.
Nella notte un firmamento pieno di stelle solcato dalla Via Lattea e una iena che ci scruta vicina con occhi fiammeggianti. Durante il sonno alcuni leoni ruggiscono appena fuori le tende.
Lago Natron, 14 agosto 2025. Un’alba purpurea trafila dalla creste quando alle 6,30 mettiamo fuori la testa dalla tende. Rapida colazione e ci lanciamo sulla solita combinazione di polverose sterrate. Saliamo fino ai 2.100 metri – ignoravo che questa parte dell’Africa fosse tutto un immenso altopiano – e quando usciamo dal Serengeti la situazione cambia drasticamente: di là giraffe, gnu e zebre; di qua capre, pecore, asini e mucche.
Poveri villaggi colorati e dopo una quarantina di chilometri di asfalto bitorzoluto, di nuovo lunghi rettilinei sterrati che fendono angoscianti deserti pietrosi dove campeggiano spogli alberi contorti. Bestiame in mezzo alla strada, pastorelli che vi corrono dietro, gruppi dagli abiti colorati al riparo dell’inesistente ombra di un albero, un uomo solitario ritto a guardia del nulla.
La pista peggiora ancora, i villaggi divengono ancora più poveri: capanne di fango e di sterpi cinte di recinti di spini.
Bambini protendono le mani elemosinando qualsiasi cosa, che per loro è comunque di più. Non posso non provare disagio, comodamente seduto nella mia capsula di opulenza che fende indifferente tanta miseria.
Scendiamo ancora e siamo ai 900 metri del World View Camp, sorta di oasi verde e ombrosa in tanta aridità, alta sulle sponde del salino Lago Natron.
I 2.962 metri del vulcano Ol Doinyo Lengai – La Montagna di Dio – s’innalzano severi dall’altra sponda, villaggi sparuti qui sotto, depositi di sale a filo delle acque rosate di fenicotteri.
Isola di Pemba 18 agosto 2025. Oggi niente barca direttamente dalla spiaggia dell’albergo. Con un bus (solito residuato di un paese asiatico, ancora con le scritte in ideogrammi), abbiamo solcato tutta l’isola fino a suo estremo settentrionale.
Un territorio rigoglioso e lussureggiante, costellato delle solite fetide baracche, dove mi sorge i sospetto non ci sia solo un aspetto economico, ma anche culturale a fargliele mantenere in tali condizioni.
Attraversiamo Chake Chake, il capoluogo dell’isola, dove confusione e degrado raggiungono il vertice. Però ci sono due semafori.
Una lunga sterrata nella foresta ci porta a un bella mezzaluna di sabbia. La sabbia soffice e impalpabile di queste spiagge assume una compattezza particolare con la pressione, tant’è che ci si può correre sopra col bus, in moto e anche in bici; e quanto ti ci distendi devi creare gli appositi alloggiamenti per le parti sporgenti del corpo.
Dopo i soliti sapori del desco attornianti da una masnada di bimbe velate, saliamo su due gusci di noce e ci spingiamo a largo, fino a che i marosi ci avvisano che siamo sul sandbank di Kigomasha. Un affioramento di sabbia bianca che appena emerge da acque trasparenti e turchesi. Una meraviglia dove sembra di camminare sulle acque e dove ci abbandoniamo a giochi e stupore, gustando il latte e la polpa di una noce di cocco.
Rientriamo in albergo col buio e dopo una rapida doccia siamo di nuovo a Chake Chake per una cena tradizionale nell’abitazione di una famiglia locale. Scomodamente seduti su un tappeto, in un profluvio di sapori nuovi, ma in fin dei conti noiosi; in uno stanzone fatiscente, caldo e debolmente illuminato.
Con le palpebre pesanti è ora di ritirarci nei nostri appartamenti.
In volo sull’Africa, 22 agosto 2025. Che dire di questa prima esperienza di viaggio con Avventure nel Mondo? Ampiamente positiva!
Annalisa è stata un capo gruppo esperto e severo quando basta nella guida; di una compagnia però – inclusi i ragazzi – capace di coordinarsi e cooperare con puntualità e senza bisogno di pungoli.
E poi ci sono stati i ragazzi, appunto. È stata una gioia parlare con loro, vederli giocare, scherzare, ridere, viaggiare: in una parola, la vita.
E infine c’è stata l’Africa. Si dice sia un continente che streghi l’anima con un’emozione di essenzialità e ritorno alle origini che fa desiderare di tornarci presto.
E questo è puntualmente accaduto. Raramente ho avvertito tanto forte la sensazione di pace e di serenità come viaggiando negli sconfinati e primitivi spazio della savana.
O nel buio della notte, davanti a un oceano oscuro del Continente Nero, con un sigaro fra i denti, sotto una volta di stelle sconosciute.
Asante sana, Tanzania!