Monti Invisibili
Anello di Calcata
Quota 201 m
Data 25 aprile 2017
Sentiero segnato
Dislivello 245 m
Distanza 9,59 km
Tempo totale 6:20 h
Tempo di marcia 3:14 h
Cartografia Carta escursionistica Parco del Treja
Descrizione Dal Km 4+000 della S.P. 17b Calcatese per Santa Maria di Castelvecchio (170 m, +52 min.), Calcata (172 m, +28 min.), l’insediamento falisco di Narce (201 m, +49 min.), il santuario falisco di Monte Li Santi (101 m, +30 min.), il ponte tibetano sul Treja (105 m, +15 min.) e la macchina (+20 min.). Trovata una tartaruga.


052 Ponte tibetano sul Treja

048 Ponte tibetano sul Treja

045 Santuario di Monte Li Santi

043 Santuario di Monte Li Santi

042 Narce

041 Narce

040 Calcata

037 Narce

036 Calcata bimbi

035 Calcata bimbi

032 Calcata

031 Calcata

030 Calcata

029 Calcata

028 Calcata

023 Santa Maria di Castelvecchio

022 Santa Maria di Castelvecchio

021 Santa Maria di Castelvecchio

020 Torre Santa Maria

019 Santa Maria di Castelvecchio

018 Santa Maria di Castelvecchio

016 Calcata

014 Tartaruga

013 Tartaruga

011 Tartaruga

009 Lungo Treja

008 Bimbi sul Treja

007 Bimbi sul Treja

005 Treja

003 Lungo Treja

001 Gruppo
Anello di Calcata, 25 aprile 2017; 385.208 m. È un’alba di gloria (si fa per dire, che sono già le 11) quando, mimetizzati i carriaggi, mi pongo alla testa delle pugnaci truppe fanciullesche, rinsaldate da un manipolo di genitori, per dare l’assalto al difeso borgo di Calcata, che se ne sta lassù, ignaro della sciagura che sta per abbattersi.
Con astuta diversione, anfibi, pedule e scarponcini, principiano a rombare sul lungo Treja, dove confidiamo nella copertura arborea per tenerci celati allo nemico.
Ma cosa è lì? Proprio uno nemico, scaltramente mimetizzato da tartaruga! Il manigoldo è tosto fatto prigioniero e sottoposto ad atroci tormenti: carezze, blandizie e paroline dolci; ma impavido tiene la bocca, anzi tutta la testa, tenacemente serrata.
Liberatolo nello bosco, è tempo di dare l’assalto all’erta salita per le ruine di Santa Maria di Castelvecchio, dove non un pertugio, una spelonca, che dico, una tana elude l’attenta perquisizione delle pattuglie bimbesche che infuriano ovunque.
Alla vista delle dirimpetta Calcata qualcuno paventa impossibile da raggiungere prima del calar delle tenebre. E invece, dopo arditissimo scavalcamento di acque impetuose, conduco i valorosi su per l’antico borgo, colto di sorpresa alle spalle dal nostro sopraggiungere.
I morsi della fame ci spingono all’assalto di un’indifesa taverna, conquistata con irresistibile slancio: sfiliamo audacemente le seggiole agli altri avventori e mettiamo a sacco la locanda con panini, birre, gelati e cocacole, costringendo in piedi lo nemico.
Con le panze e gli zaini rigurgitanti di bottino, poniamo in scacco la contrada, tenacemente difesa da trinceramenti di bancarelle e milizie di gitanti. Le mie ardimentose schiere ingaggiano temeraria lotta, ma poi si rendono colpevoli di sbandamento e fraternizzano con lo nemico.
Con sagace stratagemma le riunisco in una ridotta e le guido fuori dalla perigliosa minaccia, calando verso le trincee del Treja per dare infine fulmineo assalto all’antico abitato di Narce; ma qui lo nemico, terrorizzato dal nostro ardire, già se n’è fuggito… da un paio di migliaia d’anni abbondanti.
Ma le minacce non son concluse. In marcia forzata raggiungiamo un malfido cavalcone tibetano, alto su acque perigliose, ove le truppe bimbesche danno prova di inusitata audacia.
Quindi, in fila longobarda, siamo di nuovo ai carriaggi, ove, fede incrollabile e tenace valore ci vedono vincitori di questa giornata, ininterrotta e asperrima.