Monti Invisibili
Quota 2.156 m
Data 2 giugno 2018
Sentiero segnato
Dislivello 1.166 m
Distanza 17,07 km
Tempo totale 8:36 h
Tempo di marcia 6:48 h
Cartografia Il Lupo Monti Ernici
Descrizione Da Pezze della Macchia (1.230 m) per la Valle Fura, il Crestone Ovest, il Valico della Bocchetta del Viglio (1.936 m, +2,13 h), Cima di Monna Moschino (1.962 m, +5 min.), Monte Pratiglio (1.884 m, +20 min.), Cima di Monna Moschino (+23 min.), Monte Viglio 2.156 m, +33 min.), il Gendarme del Viglio (2.113 m, +10 min.), i Cantari (2.088 m, +34 min.), Monte Piano (1.838 m), la Madonnina alle Vedute di Monte Piano (1.780 m), Fonte della Moscosa (1.616 m, +1,10 h), il Pozzo della Neve (1.600 m, +30 min.), il Fosso Grotta della Neve e Pezze della Macchia (+50 min.). Splendida escursione organizzata da Claudio Cecilia con la partecipazione di circa 30 persone.


038 Pozzo della Neve

037 Pozzo della Neve

035 Verso Fonte della Moscosa

034 Monte Piano

033 Verso Monte Piano

032 Gendarme del Viglio

031 Monte Viglio

029 Monte Viglio

027 Gendarme del Viglio

026 Monte Viglio

025 Monte Viglio

024 Monte Viglio
023 Cippo di confine

020 Verso Monte Viglio

019 Verso Monte Pratiglio

018 Filettino

017 Verso Monte Pratiglio

016 Cima di Monna Moschino

014 Da Cima di Monna Moschino

012 Bocchetta del Viglio

010 Verso la Bocchetta del Viglio

009 Filettino

008 Il Crestone

007 Il Crestone

006 Il Crestone

005 Verso il Crestone

004 Verso il Crestone

002 Pezze della Macchia
Anello dei Cantari, 2 giugno 2018. Sono salito al Viglio in due occasioni: la prima nel 1995, la bellezza di ventitré anni or sono; la seconda nel 2007. Ed entrambe le volte non ne avevo conservato un buon ricordo. Ma ciò probabilmente non dipende dalla montagna, ma dalle stagioni – anche dell’anima – sbagliate.
Dei due elementi del binomio – montagna e uomo – quale è più probabile sia variabile? Quello roccioso e immutabile o quello fragile e fugace?
E così, per vedere come va, aderisco all’annuale uscita di Claudio Cecilia proprio sul Cantari, questa breve catena appenninica, confusa generalmente coi Simbruini e con gli Ernici, di cui il Viglio è appunto l’esponente più elevato.
È una limpida giornata di fine primavera, ricca di un verde tenero ed esuberante sotto cieli di genziana, quando con Alessandro ed Enrico ci congiungiamo con la nutrita comitiva di altri trenta camminatori e iniziamo la salita sulle boscose pendici del crestone.
Fra chiacchiere e racconti passiamo piacevolmente da un gruppo all’altro, mentre la grande dorsale ci eleva rapida fino all’uscita su un’ampia visuale che è come un respiro a lungo trattenuto.
Dai 1.936 metri del Valico della Bocchetta del Viglio, fra il blu delle genziane e i rosa delle violette, seguiamo la cresta verso la panoramica Cima di Monna Moschino e con percorso accidentato raggiungiamo i 1.884 metri del Monte Pratiglio, alto sul boscoso Vallone di Femmina Morta, dominato dal possente Crepacuore.
Enrico e Alessandro sono avanti, mi stacco dal gruppo e cammino solitario con i miei pensieri verso il Viglio. Forse le montagne ci piacciono perché essendo mondi corrugati particolarmente tridimensionali riescono ad accogliere e a nascondere meglio la nostra anima.
Folla e ciarle ai 2.156 metri della croce di vetta. Giròvago sul piano sommitale, brindiamo alla montagna e siamo finalmente sul Gendarme del Viglio, dove i passaggi del canalino sgranano definitivamente la comitiva.
Ci troviamo pian piano soli sul cammino dei Cantari e dove prima avevamo gradito la condivisione e la compagnia, ora apprezziamo ancora di più il fascino silenzioso del gruppo ristretto.
Tormentati affacci sulla Val Roveto ci scortano in un bosco secolare e alla Fonte della Moscosa, dove intraprendiamo un lungo traverso alla ricerca del Pozzo della Neve, uno di quegli anfratti naturali di cui è ricco l’Appennino e che venivano utilizzati per conservare neve e ghiaccio fino a estate inoltrata.
Il passo è elastico sulle foglie tenere e con qualche indecisione di percorso raggiungiamo infine il profondo crepaccio, la cui gelida oscurità si perde nella parete rocciosa.
Alcuni segni attirano la nostra attenzione e, confortati anche dal gps, decidiamo di seguirli invece di ricalcare i nostri passi. Ci ricompensa un agevole cammino fra alti faggi e presto siamo di nuovo alle macchine.
Dopo ventitré anni eccomi riconciliato con il Viglio.