Monti Invisibili
Monte Fammera
Quota 1.168 m
Data 10 maggio 2025
Sentiero parzialmente segnato
Dislivello in salita 1.197 m
Dislivello in discesa 869 m
Distanza 19,30 km
Tempo totale 6:44 h
Tempo di marcia 6:19 h
Cartografia Il Lupo Monti Aurunci
Descrizione In treno a Cassino e in bus Cotral a Spigno Saturnia (46 m). Poi per Spigno Vecchia (352 m, +56 min.), Fonte La Ripa (297 m, +13 min.), Fammera di Spigno (855 m, +1,58 h) e Monte Fammera (1.168 m, +1,30 h). Ritorno per il versante occidentale e la Valle Gaetano fino a Esperia (380 m, +1,36 h). Cotral per Pontecorvo, Cotral per Cassino e treno per Roma. Appagante escursione in parte su deserte piacevoli stradicciole asfaltate e tratturi (6,85+5,38 km) con vista sul mare, poi su sentieri sassosi appena accennati. Nella salita al Monte Fammera due passaggi di secondo molto appigliati.

045 Esperia birra

043 Esperia

042 Esperia

039 Monte Fammera

038 Monte Fammera

035 Monte Fammera

034 Monte Fammera

033 Monte Fammera

031 Monte Fammera

028 Verso Monte Fammera

027 Verso Monte Fammera

026 Verso Monte Fammera

025 Tratto di secondo grado

024 Tratto di secondo grado

023 Verso Monte Fammera

022 Verso Monte Fammera

021 Inizio Valle Gaeatano

019 Verso Monte Fammera

018 Verso Monte Fammera

016 Fammera di Spigno

015 Spigno Vecchia

013 Fonte La Ripa

012 Fonte La Ripa

011 Spigno Vecchia

009 Verso Spigno Vecchia

008 Verso Spigno Vecchia

007 Verso Spigno Vecchia

006 Verso Spigno Vecchia

005 Verso Spigno Vecchia

004 Monte Fammera

003 Verso Spigno Vecchia gatto

002 Spigno Saturnia

001 Roma Stazione Termini

000 Monte Fammera altimetria
Monte Fammera, 10 maggio 2025. E niente… ormai sono diventato un virtuoso del trasporto pubblico, un mago della coincidenza, un maestro della connessione improbabile. È vero che questa volta temevo di non farcela. Non sull’andata: sul ritorno. E infatti, poco c’è mancato che rimanessi a Pontecorvo.
L’imponente parete orientale del Monte Fammera aveva sempre attratto il mio sguardo quando percorrevo la Superstrada Cassino - Formia, ma come ogni volta che mi reco sugli Aurunci, non volevo risolverla banalmente con l’automobile. Ma ora che hanno rinnovato il sito e l’app del Cotral (l’azienda di trasposto pubblico del Lazio) – tornato a essere una faccenda di auruspici e arti divinatorie – la pianificazione con i mezzi pubblici si è fatta di nuovo ardua.
Individuato però uno spiraglio fra gli orari, eccomi in treno per Cassino. Il tempo per una colazione e un comodo bus mi scarrozza in mezz’ora a Spigno Saturnia. Il problema della coincidenza, come vedremo, sarà al ritorno.
Dalla rigogliosa valle dell’Ausente, affluente del Garigliano proprio sul confine con la Campania, imbocco una piacevole stradicciola asfaltata che si snoda ripida fra campi fioriti e muretti a secco. Il Monte Fammera già si staglia più di mille metri in alto e il cammino diviene un bel sentiero roccioso, con la vista sulla linea costiera fra Minturno e Baia Domizia.
Il deserto borgo di Spigno Vecchia è un balcone sul mare che mi regala una sorsata di acqua fresca e m’inoltro presto su una carrareccia asfaltata, fra boschi di querce e di castagni freschi di primavera. Tutto un mondo di esseri striscianti fruscia nervoso ai lati.
Altro rinfresco all’antica Fonte La Ripa, che evidenzia i resti di affreschi medievali sulla parete calcarea, e poi il cammino s’irripidisce, in un ambiente ampiamente fiorito ma dal passo agile. Dopo quasi 7 chilometri dalla partenza il tratturo diviene definitivamente sentiero. Un vociare, e un drappello accoglie i miei passi: Maria Elena, Emilio, Francesco e Manlio, del CAI di Palestrina, in rotta verso la mia stessa meta. Il dubbio se affrontare da solo l’ignoto tratto di secondo della cresta o aggirarlo con tragitto più lungo, è presto risolto: mi accompagno a loro.
Fra ciarle, ricordi e conoscenze comuni siamo presto a un vertiginoso affaccio sull’antropizzata Valle dell’Ausente e sul mare. Una comitiva di burloni schiamazza in una valletta, festeggiando un addio al celibato con formaggio, pane e vino di cui ci fanno partecipi.
Il tratto di secondo grado paventato dalle relazioni si avvicina: una cresta tormentata di massi affastellati e spigolosi. Oltremodo numerosi gli appigli, a cadere ci si fa assai male, ma non si precipita nel vuoto. Nel complesso, breve, agevole e ben al di sotto delle scarse capacità di quel pippardone delle crode che mi reputo.
Oltrepassato il periglio, da qui è tutto cammino, ripidissimo e scalettato fra sassi e roccette: e siamo in vetta a questa montagna, dalla quota non eccelsa, ma selvaggia e di gran soddisfazione. Il panorama spazia dalla costa al Appennino, dalle Mainarde al Miletto all’Abbazia di Montecassino
Il gps m’informa che se mi muovo posso riuscire a prendere il bus da Esperia delle 15,49: saluto i nuovi amici e intraprendo un passo lesto fra boschi solitari e vallette smeraldine. Arrivato sulla carrozzabile della Valle Gaetano se possibile accelero ancora, anche se il gps mi conforta sull’arrivo ben 7 minuti prima del Cotral.
Il castello di Roccaguglielma, le antiche mura di Esperia, la fermata e un villico m’informa che la corriera è appena passata in anticipo. Quella successiva, delle 17,20, mi espone a una doppia coincidenza stretta, ma invece di abbandonarmi alla disperazione mi abbandono a una birra e a un sigaro toscano… e poi qui non sanno nulla del bus delle 17,20.
A dispetto di ciò il bus arriva, ma all’autista non risulta una coincidenza a Pontecorvo per Cassino. L’app Cotral la conferma, ma un passeggero afferma che l’app non funziona e fa fede il sito, che anche non funziona, ma di meno.
Ci scaricano a Pontecorvo a una fermata dove forse passerà qualcosa. E infatti in 15 minuti si materializza il torpedone per Cassino. Ho 40 minuti per il treno per Roma: sono in una botte di ferro. Senonché il bus prende a girovagare per i paesi limitrofi. Sotto il diluvio arriviamo alla stazione di Cassino, pelo pelo per saltare sul treno per Roma… Stai a vedere che un giorno o l’altro rimango per strada.