Monti Invisibili

L’arte gentile di camminare
Amante dei libri e del cammino, come potevo lasciarmi sfuggire un tomo dal titolo così evocativo? Eppure è una raccolta di considerazioni che alla fine fine mi ha deluso.
Forse perché, dopo anni di riflessioni in cammino, sto almanaccando anche io un’antologia con un titolo simile (che magari non vedrà mai la luce). Ma soprattutto perché immaginavo un qualcosa che potesse aprire più di uno squarcio sul significato di questa necessità ormai fisiologica del mettersi in cammino.
Intendiamoci, molti spunti sono godibili, ricchi anche di umorismo britannico e di note pratiche che, a distanza di un secolo dalla prima edizione, appaiono spesso spassosamente anacronistiche: “Evitate anche di abbrustolirvi i piedi davanti ai fuochi da campo”, “Ungete gli scarponi con un po’ di grasso per mantenere la tomaia morbida ed elastica. Fate solo attenzione a non spalmare quello stesso grasso su una fetta di pane”, “Riparate la siepe che avete sciupato; chiudete il cancello e distogliete lo sguardo se la signora sta nuotando nel suo laghetto privato”.
Stupore per il metodo del procedere a zig zag che Graham suggerisce per la scoperta di una città, pratica che anche io esercito da anni: a ogni bivio, una svolta a destra e poi una a sinistra, o viceversa.
Ma quello che alla fine ne ho ricavato è un camminare per il camminare, mentre io sto cercando qualcosa di più esaustivo.
Un libro comunque da leggere e con una copertina che sembra un quadro.
“Io tendo a giudicare i miei viaggi in base al tempo impiegato piuttosto che alle miglia percorse. una camminata di un centinaio di miglia fatta in una settimana è un viaggio più lungo della stessa distanza percorsa in tre giorni - e sarebbe un’enorme gioia poterci mettere un mese”.
Stephen Graham, L’arte gentile di camminare, Piano B Edizioni