Monti Invisibili
Pizzo di Sevo 
Quota 2.419 m
Data 12 novembre 2011
Sentiero parzialmente segnato
Dislivello 1.550 m
Distanza 25,92 km
Tempo totale 8:30 h
Tempo di marcia 7:24 h
Cartografia CAI Monti della Laga
Descrizione Dalle Macchie Piane (1.600 m, ore 7,25) per il tracciolino di Annibale, il vado di Annibale (2.119 m, +1,18 h), il monte Pelone settentrionale (2.057 m, +1,10 h), di nuovo il vado di Annibale (+1,31 h), pizzo di Sevo (2.419 m, +37 min.), monte di Mezzo del Sevo (2.138 m, +20 min.), monte le Vene (2.020 m, +52 min.), le Sette Fonti (1.552 m, +58 min.), la strada (+17 min.) e le Macchie Piane (+21 min.). Splendido anello in ambiente invernale con nuvole fino a 1.900 metri che sono poi rimaste sotto come un tappeto. Tracce di neve. Avvistati una volpe e un cinghiale.
06 Pizzo di Sevo log

Traccia GPS

Pizzo di Sevo dislivello
036VersoLeSetteFonti.JPG035VersoLeSetteFonti.JPG032MonteLeVeneme.JPG031MonteLeVeneeVettore.JPG030VettoredaMonteLeVene.JPG029MonteLeVeneeVettore.JPG028MontediMezzoePelone.JPG027IlPizzitelloeVettore.JPG026MontediMezzodelSevo.JPG024Nuvole.JPG023PizzodiSevo.JPG021DapizzodiSevo.JPG020VettoredapizzodiSevo.JPG015PizzodiSevo.JPG013MontePelonesettentrionale.JPG010VersovadodiAnnibale.JPG009DamontePelonesettentrionale.JPG008PizzodiSevodavadodiAnnibale006VadodiAnnibale.JPG004PizzodiSevodavadodiAnnibale.JPG002VadodiAnnibale.JPG
Pizzo di Sevo, 12 novembre 2011. Una lunga scarpinata solitaria fra i monti, i muscoli dolenti, le dita screpolate dalle asperità e la fatica che finalmente, ma temporaneamente, termina dove non è più possibile salire. Eppure non ti senti solo: molte delle nostre montagne accolgono una croce in vetta, simbolo che ricorda all'uomo il divino e che eleva entrambi – montagna e uomo – più in alto di quanto siano in quel momento. Quante polemiche e inutili vandalismi contro questo segno che richiama al divino ma riconduce all'uomo. Ecco, posso camminare nella solitudine tutta la giornata e anche più, ma quando incontro una croce in vetta, non sono più solo.
Ed è stata un’altra scarpinata solitaria quella che mi ha condotto alla grande croce ai 2.419 metri del pizzo di Sevo, isolata montagna del sempre stupefacente gruppo della Laga. Alle 7,25 sono già alle Macchie Piane, dove faccio conoscenza con Marco, altro maniaco collezionista di duemila. Il cielo è una compatta cortina plumbea e presto mi immergo in quest’ovatta lungo il tracciolino di Annibale, confidando nella memoria e nelle indicazioni del Gps. Seguo veloce la leggendaria traccia scavata dagli elefanti, mentre le nuvole non ce la fanno a starmi dietro e ai 1.900 metri si arrendono, tramutandosi in un mare che durerà tutta la giornata, con solitarie vette simili a isole che sbucano sotto un sole radioso.
Dal vado di Annibale una lunga deviazione mi reca al solitario monte Pelone settentrionale, in un ambiente selvaggio contrassegnato da rari e antichi ometti e con fugaci vedute di valli remote che si aprono fra le nubi. Il versante è ghiacciato, con stalattiti che scendono dalle rocce e piante simili a steli di cristallo che vanno in pezzi appena le sfioro. La vetta non è altro che un cupolone erboso immerso nelle nuvole.
E’ tempo di tornare sui miei passi, per affrontare la breve ma ripida salita verso la grande croce del pizzo di Sevo, mentre il Gran Sasso spunta alle mie spalle pian piano dai nembi. Un vento gelido suggerisce una sosta breve: il tempo di una preghiera, un panino e sono in marcia verso il monte di Mezzo del Sevo, dove incontro nuovamente Marco e il suo amico. Un po’ di chiacchiere montanare e già sono verso il monte Le Vene, tracciando una brughiera scozzese sulla quale si affaccia improvviso il Vettore, galleggiante sul mare di nembi. Il sole splende caldo, e un toscano è il giusto premio per tanta piacevole fatica.
Si tratta ora di rientrare alle Macchie Piane, affrontando un percorso incognito lungo il versante occidentale del Sevo. La traccia sorge e sparisce, emerge e si immerge, taglia ripida il fosso San Lorenzo e finalmente giunge a una remota carrareccia, bordata da antichi muretti a secco. Ecco la strada e ancora poche svolte che, con le ombre lunghe, mi recano al termine di questa esaltante giornata di cammino.
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