Monti Invisibili
Monte Capraro 
Quota 2.100 m
Data 27 gennaio 2012
Sentiero segnato
Dislivello 1.090 m
Distanza 11,21 km
Tempo totale 6:00 h
Tempo di marcia 4:52 h
Cartografia Il Lupo Parco Nazionale d'Abruzzo
Descrizione Da Civitella Alfedena (1.107 m) per la Val di Rose, quota 1.992 sopra Passo Cavuto (+2,23 h), Cima Cavuto (2.002 m, +7 min.) e la vetta (+37 min.). Ritorno per la stessa via (+1,55 h). Giornata serena con innevamento dal paese. Ramponi da quota 1.950. In prossimità della vetta sono caduto in una buca nella neve, con distorsione alla caviglia e ramponata su una gamba con ferita ed ematoma. Avvistati tre camosci su monte Sterpi d’Alto.
 
06 Capraro log

Traccia GPS

07 Capraro dislivello
020CititellaAlfedena.JPG019LagodiBarrea.JPG017MonteSterpidAlto.JPG016PassoCavuto.JPG015Caprarome.JPG014IamiccioePetroso.JPG012CapraroeBalzodellaChiesa.JPG011DacimaCavuto.JPG010BalzodellaChiesa.JPG009VersolaCamosciara008MonteSterpidAlto.JPG005MonteGreco.JPG004ValdiRose.JPG002ValdiRose.JPG001CivitellaAlfedena.JPG
Monte Capraro, 27 gennaio 2012. Complice un nuovo gps da testare, eccomi vicino al fatidico traguardo delle 200 vette, con una scarpinata solitaria infrasettimanale che mi ha portato attraverso la Val di Rose sulla proibita vetta di monte Capraro nel Parco Nazionale d'Abruzzo.
La rinomata valle è ben innevata già da Civitella Alfedena e la giornata feriale mi regala una perfetta solitudine fra i nudi faggi che si stagliano fra il bianco della terra e il blu del cielo. Solo una striscia d'impronte davanti a me avverte della presenza di un altro solitario camminatore. Il silenzio è rotto unicamente dal ritmo del passo e dall'ansare del respiro, mentre la mole poderosa del Greco si eleva muta sul lago di Barrea alle mie spalle.
L'incontro con l'altro solitario avviene sotto il monte Sterpi d'Alto, dove un branco di lanuti camosci osserva curioso i due intrusi.
La neve gela e i ramponi mi recano in breve allo stretto intaglio di Passo Cavuto, dove la vista raggiunge finalmente la mia meta e l'altra montagna proibita: il mitico Petroso. Una breve deviazione per i panoramici 2.002 metri della Cima Cavuto, prima di prendere finalmente la rotta per i 2.100 del Capraro. La neve è compatta, o almeno sembra. E infatti in prossimità della vetta sprofondo improvvisamente in un'invisibile e profonda buca, mi procuro una formidabile ramponata su una gamba, una distorsione alla caviglia, mi avvito su me stesso e mi ritrovo a testa in giù sulla neve. Un acuto dolore mi convince di essermi fatto male, ma mi rimetto in piedi e riprendo il cammino. La situazione migliora e rimando a più tardi il controllo di eventuali danni: ghette e pantaloni non si sono rotti e più di tanto non mi devo essere fatto. Pochi minuti e sono in vetta, dove la vista si allarga su tutto il magico e innevato territorio d'Abruzzo e oltre, con il molisano Miletto che emerge nelle lontananze.
Il grumo di sangue che mi ritrovo su una gamba viene poi sciacquato via da una doccia, lasciando una lunga striscia rossa a ricordare che mi è andata bene e che in montagna il pericolo e lì dove non pensi di trovarlo.
 
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