Monti Invisibili
Anello della Majella
Quota 2.793 m
Data 26-28 giugno 2004
Sentiero segnato
Dislivello in salita 2.613 m
Dislivello in discesa 2.902 m
Distanza 43,94 km
Tempo totale 22,55 h
Cartografia Il Lupo Majella
Descrizione Primo giorno (9,15 h, +1.391 m, -490 m, 17,05 km): dal rifugio Pomilio (1.892 m) per La Maielletta (2.045 m, +20 min.), il Blockhaus (2.142 m, +15 min.), la Tavola dei Briganti (2.118 m, +45 min.), fonte Acquaviva (2.100 m), l'anfiteatro delle Murelle (2.287 m), la Cima delle Murelle (2.596 m, +2,50 h), la cresta delle Murelle, il monte Acquaviva (2.737 m, +1,25 h), la cima Pomilio (2.656 m, +1,25 h), i Tre Portoni (2.653 m) e il monte Amaro (+1,25 h). Notte nel bivacco Pelino con altre dieci persone e un cane. Compleanno di Roberto. 
Secondo giorno (8,30 h, +50 m, -2.412 m, 17,84 km): dal bivacco Pelino per la grotta Canosa (2.604 m), la valle Cannella, la grotta dei Diavoli (2.200 m, +2,15), la valle di Macchia Lunga, il vallone di Santo Spirito e Fara San Martino (431 m, +4,30 h). Notte all'Hotel del Camerlengo (+45 min.). Fontanile alla grotta dei Diavoli e altri quattro nella discesa.
Terzo giorno (5,10 h, +1.172 m, 9,05 km): pullman Arpa alle 6,15 per Pennapiedimonte e salita per il rifugio Pischioli (1.112 m, +1,50 h) e il rifugio Pomilio (+3,10 h). Fontanili al Pischioli e altri tre nella salita, due senza acqua.
 
06 Anello Majella log

Traccia GPS

07 Anello Majella dislivello
205034RifugioPischioli205026FaraSanMartinoDeCecco205018VallonediSantoSpirito205009MaiellaVallediMacchiaLunga204037MaiellaGrottadeiDiavoli204035GrottadeiDiavoli204021MonteAmarobivaccoPelino204019BivaccoPelinocolazione204014BivaccoPelinoalba204008BivaccoPelinofestaSiloppa204006MonteAmarotramonto204003MonteAmarobivaccoPelino203040VersomonteAmaro203034CimadelleMurelle203032AnfiteatrodelleMurelle203031FontanadiGrottaCelano203027MaiellaTavoladeiBriganti203022TavoladeiBriganti203015VersomonteCavallo203013Blockhaus
Anello della Majella, 26-28 giugno 2004. L'aria è frizzantina anche in piena estate ai 1.892 metri del rifugio Pomilio. Sotto di noi si stende lontana la pianura del Pescara e poco oltre il mare Adriatico, con una vista che spazia dal Gargano, alle Tremiti, ai primi lembi marchigiani.
Pernottare al rifugio vuole dire arrivare freschi e riposati alla partenza mattutina; ma permette anche di trascorrere una piacevole serata davanti a una scodella di sagne con i fagioli, (una semplice pasta contadina condita a crudo con i gustosi legumi) ascoltando le storie di Piero, che da anni gestisce con l'aiuto di Rocco questo avamposto della civiltà a ridosso della montagna.
Al mattino, con il primo sole, carichiamo gli zaini e copriamo rapidamente gli ultimi due chilometri di strada verso l'attacco del sentiero. Non facciamo in tempo ad abbandonare la strada che in un quarto d'ora siamo ai 2.142 metri del Blockhaus, nome mitico per gli appassionati di ciclismo: da questa montagna prende il nome una delle più dure salite del Giro d'Italia. Sulla vetta arrotondata sorgono le ultime pietre di un antico fortino, utilizzato alla fine dell'800 per la repressione al brigantaggio.
Il sentiero prosegue prevalentemente in piano, alternando intense fioriture di genziane, sassifraghe e ranuncoli a una fitta vegetazione di pino mugo. In un'ora siamo ai 2.118 metri della Tavola dei Briganti, sicuramente il luogo più suggestivo del percorso, che da solo vale la camminata: nascoste fra i cespugli e incise sulla pietra calcarea emergono le iscrizioni lasciate nel tempo da briganti, pastori e viandanti. Contempliamo croci, nomi, date e anche un'invettiva contro il Re Vittorio Emanuele II che ha trasformato "il regno dei fiori nel regno della miseria". Rimettiamo gli zaini in spalla e riprendiamo il cammino per giungere in pochi minuti alla sella di Acquaviva, dove spilla una fontana fresca e ristoratrice.
Ci inoltriamo ora nel versante meridionale della valle di Selva Romana e dalle rocce affiorano i primi fossili, muta testimonianza dell'origine marina di queste vette: camminiamo in montagna alla volta di un antico atollo, accompagnati nell'ascesa da conchiglie e coralli. Un tratto più esposto è attrezzato con corde fisse, poi una cengia affacciata su un vertiginoso canalone e finalmente siamo al centro del poderoso Anfiteatro delle Murelle, dove una ripida cresta rocciosa ci conduce in vetta ai 2.596 metri della cima omonima. Il tempo di una sosta su un panorama sconfinato e volgiamo gli scarponi lungo la stupenda e aerea cresta sudoccidentale delle Murelle, che con fatica ci reca infine ai 2.737 metri della mole tondeggiante del monte Acquaviva e ai 2.676 metri del vicino monte Focalone. Siamo nel pieno del deserto di quota: un vasto altipiano di rocce costellato dai cuscini fioriti di silene che ne spezzano la monotonia, in uno scenario da deserto dei Tartari. Ci inoltriamo in un ambiente lunare dai vasti orizzonti, messo in risalto dalla luce radente del sole, e attraversiamo rapidamente il primo, il secondo e il terzo Portone, valichi fra opposte valli.
Da cima Tre Portoni ancora pochi minuti di cammino e appare la cupola rossa del bivacco Pelino, appena sotto i 2.793 metri del monte Amaro, la cima più alta della Majella. Gli ultimi riflessi del sole illuminano il mare, così vicino che sembra di sentirne il rumore. Festeggiamo il compleanno di Roberto e ci rifugiamo nei sacchiletto, mentre il cielo si riempie di stelle.
 
La notte può anche essere fredda e scomoda, ma l'alba purpurea dai 2.793 metri della vetta regala emozioni forti.
La neve si scioglie sul fornelletto, in pochi minuti la colazione è pronta e presto abbandoniamo il rifugio per iniziare la lenta discesa che ci condurrà ai 431 metri di Fara San Martino. Il sentiero, che copre il maggiore dislivello appenninico, percorre integralmente un lungo e inciso vallone che prende via via i nomi di Val Cannella, valle di Macchia Lunga e valle di Santo Spirito.
Durante la discesa transitiamo presso alcune delle più belle grotte pastorali di cui è costellata la Majella, testimonianza dell'antica tradizione della transumanza d'Abruzzo. Grotta Canosa, a 2.604 metri sull'altopiano sotto la vetta del monte Amaro, è poco più di una cavità all'interno di un grosso macigno, ingombra di neve fino a estate inoltrata. A 2.246 metri si apre invece la suggestiva grotta dei Diavoli, che raggiungiamo in 20 minuti con una deviazione dal sentiero della Val Cannella: su un balcone di roccia incastrato sotto una sporgenza della montagna è stato ricavato uno spartano rifugio, con una fontana e un recinto per le greggi.
La discesa prosegue lungo un sentiero che abbandona le asprezze dell'alta quota per ritrovare progressivamente fiori e alberi. Frequenti e freschissime fontane donano inaspettati momenti di refrigerio e sono anche una scusa per poggiare gli zaini.
Dai 1.855 metri entriamo nella valle di Macchia Lunga e il sentiero si snoda protetto nell'oscurità di una fitta faggeta, mentre la valle si restringe, si fa tortuosa con volte, giravolte e salti fino ad entrare nel tratto più spettacolare, la valle di Santo Spirito, serrata da imponenti pareti verticali che ora si stringono ora si allargano a formare le cosiddette sale.
L'uscita dalla valle, dalle gole di San Martino, lascia senza fiato: le pareti a strapiombo salgono vertiginosamente per centinaia di metri e si avvicinano a formare uno stretto corridoio di neanche due metri di larghezza; la sensazione è di essere in un romanzo d'avventura e invece appena fuori c'è Fara San Martino, la capitale abruzzese della pasta.
 
Sveglia presto, in tempo per la corriera delle 6,15 per Pennapiedimonte, borgo arroccato a 669 metri di quota sul fianco orientale della Majella.
Il sentiero per il rifugio Pomilio inizia proprio dalla piazza del paese, passa sotto un arco di roccia naturale, detto il Balzolo, e si inerpica su un sentiero per capre che presto fortunatamente spiana. La vista sprofonda sul vicino vallone delle Tre Grotte, in lontananza già si scorgono le nevi del Blockhaus e alle nostre spalle luccica vicino il mare Adriatico, che ci accompagnerà per tutta la salita.
Il sentiero attraversa fitte e fresche faggete e incontra frequenti fontane, con atmosfere più alpine che appenniniche: lunghi tratti nel bosco si alternano a prati smeraldini. A metà strada il rifugio Pischioli e la sua fontana assicurano un fresco ristoro in un ambiente di rocce e pini con vista mare e monti.
Ancora salita, una cengia rocciosa immersa nel pino mugo e siamo all'ultimo strappo che ci conduce alle familiari mura del rifugio Pomilio e alla strada di casa.
 
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