Monti Invisibili
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Alaska, 29 luglio - 28 agosto 1994
 
Dal diario di viaggio
 
Yukon River, 10 agosto 1994. Sembra impossibile: siamo accampati sulle rive dello Yukon, il fiume della corsa all’oro e di zio Paperone. Sto fumando un ottimo antico toscano seduto in un macchinone americano e il fiume scorre lentamente, senza rumore, sotto una pioggia lieve. Abbiamo appena mangiato salsicciotti alla brace come i barboni, poi abbiamo fraternizzato con una famiglia del Minnesota che campeggia vicino a noi. Il posto è pieno di zanzare e di ogni altra sorta di insetti volanti e nei dintorni è pieno di impronte di animali, caribù e probabilmente procioni. Speriamo che gli orsi non siano troppo vicini.
Ieri sera siamo arrivati a Fairbanks con il sole splendente. Qui al nord le giornate durano ancora di più. La cittadina è piccola e carina, adagiata sonnolenta su un’ansa del Chena river, con case basse e la tipica atmosfera dell’avamposto di frontiera.
Prima di recarci all’ostello ci siamo fermati, affamati come vongole, nel primo fast food aperto, Kentuky Fried Chicken, dove ci siamo sfondati per soli 6 dollari a testa. L’ostello, gestito da un’indiana, è una simpatica costruzione in legno estremamente pulita e accogliente.
Questa mattina di buona lena ci siamo messi in cerca di un veicolo per affrontare il Grande Nord. Per questa destinazione non forniscono altro che macchine 4x4 e così eccoci a bordo di uno smodato ed enorme gippone americano. Quattro ruote motrici, ridotte, servofreno, servosterzo, cambio automatico, 8 posti, 8 cilindri, 7.400 cc di cilindrata e chi più ne ha più ne metta. Il prezzo è un bel po’ superiore a quanto speravamo: 55 dollari al giorno, 55 centesimi al miglio, più la benzina. Quindi con una buona scorta di vettovaglie e con un tempo magnifico siamo partiti alla volta del Grande Nord, verso la Dalton Highway to Prudhoe Bay. Che paesaggi magnifici di foreste, laghi e fiumi, con orizzonti a perdita d’occhio e il cielo del nord solcato da bellissime nuvole.
Oggi, con una lunga tirata, contavamo di arrivare oltre il Circolo Polare Artico. Purtroppo l’imprevisto si è materializzato 30 miglia a nord dello Yukon nella persona di un idiota di eschimese che alle 17,30 ha chiuso la strada per lavori, come da regolamento. Noi siamo arrivati lì alle 17,32: ma non c’è stato niente da fare, non ha voluto sentire ragioni. Siamo dovuti tornare indietro allo Yukon e così questo scherzetto ci costerà, fra miglia e benzina, una quarantina di dollari; per non parlare del tempo perduto. Comunque chi avrebbe mai pensato che un giorno mi sarei accampato sulle rive del mitico Yukon.
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