Monti Invisibili

Cerveteri - Via degli Inferi

Quota 112 m

Data 14 aprile 2018

Sentiero parzialmente segnato

Dislivello 138 m

Distanza 7,50 km

Tempo totale 6:22 h

Cartografia Il Lupo Monti della Tolfa

Descrizione Dal Cimitero di Cerveteri (112 m), per le mura antiche di Caere, la Galleria degli inferi (102 m, +20 min.), la Via degli Inferi, la Necropoli della Banditaccia (99 m, +1 h) con visita del sito archeologico e ritorno per lo stesso percorso.

 

Aggiornati Waypoint Tolfa

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Traccia GPS

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Via degli Inferi, 14 aprile 2018. In Irlanda, a Newgrange, sorge Brú na Bóinne: uno dei più importanti siti preistorici del mondo.

Aggirarsi fra gli antichi tumuli, sparsi nella brughiera smeraldina, è un’esperienza intensa, coadiuvata ma anche un po’ diluita da un affollato centro visite perfettamente organizzato, con tanto di servizio navetta, ristorante e negozio di souvenir. E a causa della natura del luogo e dell’angusto spazio nei cunicoli, l’accesso è limitato a settecento visitatori al giorno.

A pochi chilometri da Roma un altro Patrimonio dell’Umanità Unesco non gode di analoga popolarità. Eppure il fascino, la ricchezza e la rilevanza della Necropoli della Banditaccia di Cerveteri, a 50 chilometri dalla Capitale, è ben superiore al pur importante sito a 50 chilometri da Dublino.

Un susseguirsi ininterrotto e labirintico di tumuli e di tombe, nel quale la porzione musealizzata di appena 400 tumuli è solo la minima parte di altri migliaia già scoperti o ancora da scoprire. E questo la rende la necropoli più estesa di tutta l’area mediterranea.

Un territorio magico e in ampia parte sconosciuto che permette di entrare, come per magia, nel segreto mondo degli etruschi, civiltà che, come ebbe a dire lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, ha profondamente anche se inconsapevolmente caratterizzato quello che siamo noi oggi: “L'Italia è nel suo polso molto più etrusca che romana; e sarà così sempre. L'elemento etrusco è in Italia come l'erba dei campi e come il germogliare del grano”.

Tutto questo senza clamore, senza centri visita, con ancora quell’atmosfera da Gran Tour che regala andare alla scoperta di queste rovine. Ma al contempo anche con un po’ di rammarico per un patrimonio che meriterebbe ben altra valorizzazione e conoscenza.

Ecco allora che decido di condurre la marmaglia alla scoperta di queste radici e anche questa volta la situazione mi sfugge di mano, presentandosi all’appuntamento trentadue arditi esploratori, di cui sedici bimbi con il più piccino di neanche tre anni.

Armati gli scarponi e la mia pazienza, il nutrito drappello si pone in marcia verso le vicine mura dell’antica città di Caere, liberate dalla vegetazione dopo anni di abbandono. Alte pareti intrise di muschi e licheni sprofondano in una tagliata, dove ancora sono evidenti pedarole e cunicoli.

Ed è proprio un cunicolo idraulico, la cosiddetta Galleria degli Inferi, la parte più oscura e avventurosa di questo tratto, raggiungibile scendendo sulla sinistra sotto la sede stradale attraverso un passaggio fra gli alberi appena accennato.

La chiassosa truppa s’introduce ora nella Via degli Inferi, l’arteria rupestre scavata in un banco di tufo per mettere in comunicazione la città dei vivi con quella dei morti e resa di nuovo percorribile dai volontari del Gruppo Archeologico Romano.

Grandi e piccini si scapicollano con grave periglio fra le tombe e i dromos che costellano le pareti muscose: qualcuno cade, un altro immerge le gambe in una pozza d’acqua.

Eccoci infine all’ingresso della Banditaccia, dove prima del desco la voce di Piero Angela e un suggestivo allestimento multimediale ci trasportano magicamente all’interno di un documentario.

E poi l’assalto al bar, dove scorrono panini, birre, gelati e anche le torte con candeline per i festeggiamenti di Francesca, di Paola e del sottoscritto.

Bighelloniamo ancora fuori e dentro i tumuli, e riprendiamo quindi la via del ritorno, un po’ più stanchi e un po’ più ricchi nella conoscenza delle nostre origini.

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