Monti Invisibili

Veio

Quota 126 m

Data 20 febbraio 2016

Sentiero parzialmente segnato

Dislivello 250+196 m

Distanza 34,90+11,58 km

Tempo totale 2:37+3:05 h

Tempo di marcia 2:33 h

Cartografia Carta escursionistica Parco di Veio

Descrizione In bicicletta da Roma belvedere di Monte Ciocci (78 m) per la ciclabile sopra la linea ferroviaria FL3 fino alla stazione Monte Mario (126 m, +20 min.), la Via Trionfale, la Via Cassia fino a Isola Farnese (16,69 km, 120 m, +37 min.). Poi a piedi visita del borgo (+10 min.) e il sentiero 2 per La Mola (85 m, +10 min.), l’area archeologica di Portonaccio (+3 min.), l’area archeologica del Foro (112 m, +5 min.), le cascate sul Torrente Cremera o Valchetta (80 m, +40 min.), Ponte Sodo (73 m, +20 min.), l’area archeologica di Macchia Grande (122 m), la Cittadella o Piazza d’Armi (107 m, +35 min.), Via Prato della Corte e Isola Farnese (+30 min.). Ritorno in bicicletta attraverso la variante della Via Francigena all’interno della Riserva Naturale dell’Insugherata (18,21 km, +1,40 h). Itinerario quasi completamente ciclabile (MTB).

06 Veio log

Traccia GPS

07 Veio dislivello
060%20Riserva%20Insugherata.JPG058%20Riserva%20Insugherata.JPG057%20Riserva%20Insugherata.JPG055%20Pecora%20e%20agnello.JPG052%20Riserva%20Insugherata.JPG050%20Isola%20Farnese.JPG047%20La%20Cittadella.JPG043%20Ponte%20Sodo.JPG041%20Ponte%20Sodo.JPG040%20Ponte%20Sodo.JPG037%20Ponte%20Sodo.JPG036%20Sorgente%20ferruginosa.JPG035%20Marmitte%20del%20Cremera.JPG034%20Cascate%20del%20Cremera.JPG033%20Cascate%20del%20Cremera.JPG029%20Passatoia%20per%20Ponte%20Sodo.JPG024%20Parco%20di%20Veio.JPG022%20Prugnolo%20selvatico.JPG020%20Area%20archeologica%20Portonaccio.JPG019%20Area%20archeologica%20Portonaccio.JPG018%20Area%20archeologica%20Portonaccio.JPG017%20Mola%20vecchia.JPG016%20Mola%20vecchia.JPG015%20Mola%20vecchia.JPG014%20Mola%20vecchia.JPG013%20Veio.JPG012%20Isola%20Farnese.JPG009%20Isola%20Farnese.JPG006%20Isola%20Farnese.JPG004%20Isola%20Farnese.JPG003%20Via%20Trionfale.JPG002%20Pista%20ciclabile%20FL3.JPG001%20Monte%20Ciocci.JPG

Veio, 20 febbraio 2016. L’alpinismo dei tempi eroici a volte risolveva la mancanza di quattrini e di mezzi raggiungendo direttamente in bicicletta l’inizio dei sentieri e anche a me questa idea frulla da tempo nella testa. Difettandomi però il tempo e la “pompa”, opto per una più semplice combinazione di pedali e cammino nel magico e misterioso territorio del Parco Regionale di Veio.

Zaino leggero sulle spalle, scarponi ai piedi e sono sulle pedivelle. La lieve pendenza ferroviaria della ciclabile sulla Roma-Viterbo mi conduce tranquillamente alla Via Trionfale, l’antica consolare che congiungeva proprio Roma con Veio. I numeri civici crescono veloci, indicando su questa strada la distanza metrica dal Campidoglio.

Un’ora per il minuscolo abitato di Isola Farnese, dove un palo assicura il velocipede. Un rapido giro per il medievale borgo murato, arroccato su una rupe tufacea, e mi avvio alla volta di Veio, l’importante e difesa città etrusca che diede filo da torcere ai romani prima di cadere nel 396 a.C. per opera di Furio Camillo, dopo dieci anni di assedio.

In facile cammino sono alla Mola vecchia, dove nel 1972 Franco Franchi e Ciccio Ingrassia facevano i fantasmi per rubare gli zecchini al Pinocchio di Comencini. Un ponticello scavalca la vertiginosa cascata sul Fosso Piordo e conduce all’ingresso dell’area archeologica di Portonaccio, dove per 2 euro si possono respirare atmosfere antiche in completa solitudine.

Il percorso costeggia ora una tagliata verso l’area archeologica del Foro, perfettamente recintata per inesistenti lavori; ma un buco nella rete mi permette una facile visita.

La carrareccia si fa ora sentiero attraverso un’inopinata primavera che riveste gli alberi di fiori, e sbuca su un prato con una grande quercia in sentinella sotto un cielo cobalto dove pascolano mandrie di nubi.

Quante volte da piccino papà mi portava a scorrazzare qui, mentre lui soddisfaceva la sua passione per l’archeologia. E sull’onda dei ricordi mi viene il ghiribizzo di tentare la ricerca del mitico Ponte Sodo, dove andai appunto nei primi anni 70.

Appena al di là di una proprietà privata una passatoia sembra invitare nella giusta direzione. In breve giungo alle marmitte del Torrente Cremera, che qui si apre la via fra alte e compatte pareti, creando pozze, cunicoli e cascatelle.

Valuto che a valle sia la collocazione più logica del ponte e mi avvio per una fangosa carrareccia. Improvvisamente mi avvedo di aver oltrepassato il torrente e quindi il ponte deve essere sotto di me. Mi scapicollo per le scivolose sponde,  finalmente lo trovo e infischiandomene del fango mi avvicino il più possibile.

Ora mi prende la fantasia di vederlo dall’altra parte. Risalgo e provo a scendere lungo le rive ripide e incassate. Individuo una vecchia scaletta marcita e sono proprio davanti all’imboccatura della galleria.

Non sono arrivato fin qui per farmi spaventare da un po’ d’acqua e fra suggestione e timore m’inoltro nel cupo e sciabordante cunicolo, scavato nel tufo per facilitare il deflusso in caso di piena; e dei rami incastrati 5 metri sopra di me gli danno ragione. Gli scarponi sono pieni d’acqua ma almeno non sono più fangosi.

Torno sui miei passi e una lunga carrareccia mi conduce infine alla remota Cittadella, o Piazza d’Armi, ultimo baluardo a cadere sotto l’assedio romano.

Rientrato alla bici, per il ritorno devio dalla Cassia per la nuova variante della Via Francigena nel Parco dell’Insugherata, dove assisto ai primi minuti di vita di un agnellino. Il fondo sabbioso richiede molto alle mie stanche gambe, ma presto sono di nuovo sulla pista ciclabile e ormai è tutta discesa.

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