Monti Invisibili
Traversata della Tolfa
Quota 467 m
Data 15 marzo 2014
Sentiero non segnato
Dislivello in salita 445 m
Dislivello in discesa 699 m
Distanza 29,15 km
Tempo totale 8:07 h
Tempo di marcia 7:32 h
Cartografia Il Lupo Monti della Tolfa
Descrizione Dalla stazione di Manziana (338 m) per la Macchia di Manziana (+18 min.), la strada di Mezzamacchia, il Fontanile di Testa di Bovo (352 m, +10 min.), l’uscita dalla Macchia (+25 min.), la Caldara di Manziana (260 m, +30 min.), la Strada Provinciale 2c (+10 min.), Via del Casale delle Petrische (+20 min.), la fine della carrareccia a quota 315 (+30 min.), i Tre Confini (447 m, +1,10 h), la Riserva le Serre, il bivio sotto Monte Palarese (451 m, +53 min.), l’incrocio con una strada asfaltata sotto il Monte Acqua Tosta (455 m, +20 min.), il Prato della Montagna, Casale La Scaglia (41 m, +2,24 h) e la stazione di Santa Severa (10 m, +22 min.). Splendida traversata in ambiente solitario e selvaggio al 75% su strade, carrarecce e tratturi e al 25% su sentiero e terreno d’avventura. Dal Punto di quota 315 a sotto il Monte Palarese lunghi tratti molto disagevoli in vegetazione fitta. A Prato della Montagna persa per oltre 1 km la carrareccia che corre più alta leggermente più a sud.
 
06 Traversata Tolfa log

Traccia GPS

07 Tolfa dislivello
034SantaSeveraMarco.JPG033SantaSeveraRoberto.JPG032VersoSantaSevera.JPG031VersoSantaSevera.JPG029RiserveleSerre.JPG025VersoiTreConfini.JPG024Scarpone.JPG023CaldaradiManzianaroberto.JPG022CaldaradiManzianabetulle.JPG016CaldaradiManzianabetulle.JPG015CaldaradiManzianabetulle.JPG014CaldaradiManziana.JPG012CaldaradiManziana.JPG010CaldaradiManziana.JPG007MacchiadiManziana.JPG006FontanileTestadiBovoRoberto.JPG005FontanileTestadiBovo004MacchiadiManziana.JPG003MacchiadiManziana.JPG001OrioloRomanoRoberto.JPG
Traversata della Tolfa, 15 marzo 2014. Qual è il fascino di una traversata zaino in spalla fra i monti? Forse la sensazione di autosufficienza ispirata dal carreggiare sulla schiena tutto il poco di cui si ha bisogno; o forse il gusto di andare sempre avanti in una continua scoperta, senza ricalcare mai i propri passi per rientrare a un punto di partenza; o forse solo il piacere del camminare, ritrovando nel movimento lento la gioia dell'essere più che dell'andare o, per dirla con lo stratega giapponese Miyamoto Musashi, per giungere al culmine del cammino, divenendo il cammino.
Se poi la traversata dirige i nostri passi verso il mare, il cammino soddisferà anche il desiderio del nostro intimo bimbo, il raggiungimento di un limite oltre il quale non si può fisicamente proseguire e la nostra fatica avrà finalmente termine: perché “Il mare è senza strade, il mare è senza spiegazioni”.
In effetti ero bambino la prima volta che fantasticai di un percorso che da insospettabili colline mi recasse al mare, e alla soglia dei quarantotto anni questo fanciullesco desiderio è soddisfatto in compagnia di Roberto, con il quale ci avviamo a piedi dalla stazione ferroviaria di Manziana, con la panza ben farcita di cornetti e cappuccino.
L’autunnale Macchia di novembre è divenuta ora un nudo bosco invernale che traversiamo lesti sulla diritta e oscura strada di Mezzamacchia. Una breve deviazione e siamo alla sprofondata e nascosta Caldara, palude sulfurea circondata da un nordico boschetto di betulle bianche, a testimonianza dell’antico Vulcano Sabatino. I toni salini e rugginosi del desolato scenario entrano prepotenti nel nostro sguardo e nell'obiettivo della fotocamera, sorta di occhio capace di catturare la nostra visione del mondo.
Ultimamente mi è stato chiesto qual è la mia visione della fotografia. Ma io non ho una visione della fotografia. Anzi, probabilmente è la fotografia che ha una visione di me. Mi spiego. Io fotografo per lo più l'ambiente, il territorio, la realtà. E questa realtà è già lì, nelle sue infinite declinazioni di luci di ombre di forme. Giocando con il taglio, la luce, la prospettiva non faccio che cogliere questo aspetto, che però, perdonate il giuoco di parole, è già lì che mi aspetta. Io non sono altro che il tramite con cui quell'aspetto della realtà si manifesta e prende coscienza di se.
Pochi metri di asfalto e ci inoltriamo per la deserta Via del Casale delle Petrische. L’agevole cammino sta volgendo al termine e un ardito scavalcamento, ruminando asparagi selvatici, ci immerge nella parte più difficile del percorso: cinque chilometri di una bassa macchia di spini, rovi e arbusti che rigano la nostra pelle e divertono il nostro animo. Non senza difficoltà c’intrufoliamo in questo labirintico mondo seguendo un’invalicabile recinzione oltre la quale ci accompagna beffarda per lungo tratto un’agevole mulattiera. Oltre i Tre Confini anche dalla nostra parte il cammino si semplifica e quando scocca la mezza decidiamo di riposare finalmente per il desco.
Sfiliamo sotto il Monte Palarese e siamo già in marcia su una larga carrareccia verso il Monte Acqua Tosta. Tratturi, mulattiere, fangosi acquitrini; a un tratto perdiamo la traccia, poi la riagguantiamo e intanto perdiamo quota, la vegetazione fiorisce, le gemme si gonfiano e i sentori salmastri si fanno vieppiù distinti e piacevoli, fino a che, nelle foschie del pomeriggio, appare la linea confusa dell’immenso monotono, sulla quale si staglia il Castello di Santa Severa.
Piedi e giunture iniziano a cigolare sotto l’usura dei trenta chilometri e finalmente approdiamo al bar Scintilla per un’appagante lubrificata a base di birra Ichnusa e sigaro toscano, in attesa del treno che ci riporterà in città.
 
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