Monti Invisibili

Pizzo Intermesoli

Quota 2.635 m

Data 3 agosto 2017

Sentiero parzialmente segnato

Dislivello 1.716 m

Distanza 19,59 km

Tempo totale 11:46 h

Tempo di marcia 10:24 h

Cartografia Il Lupo Gran Sasso d’Italia

Descrizione Da Campo Imperatore (2.130 m) per la Sella di Monte Aquila (2.335 m, +33 min.), Pizzo Fava con il Monumento di Edoardo Martinori (2.258 m, +21 min.), il Rifugio Garibaldi (2.231 m, +5 min.), le Capanne (1.957 m +35 min.), la Sella dei Grilli (2.226 m, +1 h), Pizzo d’Intermesoli (2.635 m, +1,25 h), la Vetta Settentrionale d’Intermesoli (2.483 m, +55 min.), inutile tentativo di entrare nella Valle del Venacquaro terminato su elevate pareti rocciose verticali (± 260 m, 1,15 h a/r), Pizzo d’Intermesoli (+57 min.), la Sella dei Grilli (+1,21 h), la Sella del Cefalone con la deviazione per il sentiero 1V (2.300 m, +30 min.), il termine del sentiero 1V (2.326 m, +55 min.) e Campo Imperatore (+32 min.). Avvistati camosci sotto la Sella dei Grilli, Vetta Settentrionale d’Intermesoli e Pizzo Cefalone; numerosi falchi su tutto il massiccio. Sentiero dalla Sella dei Grilli al Pizzo d’Intermesoli pesantemente eroso e con alcuni passaggi di primo su fondo instabile. Giornata arida e torrida con insufficienza dei tre litri d’acqua. Soccorsi alcuni scout rimasti senza acqua sotto la Sella dei Grilli.

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Traccia GPS

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035PizzoIntermesoli.JPG034SelladeiGrilli.JPG033VersoSelladeiGrilli.JPG032VersoSelladeiGrilli.JPG031VettasettentrionaleIntermesoli.JPG030VettasettentrionaleIntermesoli.JPG029VettasettentrionaleIntermesoli.JPG028VettasettentrionaleIntermesoli.JPG027PratidiTivo.JPG026ConcadelSambuco.JPG025VettasettentrionaleIntermesoli.JPG024GranSasso.JPG023MonteCorvo.JPG022PizzoIntermesoli.JPG021PizzoIntermesoli.JPG020VersoPizzoIntermesoli.JPG019SelladeiGrilli.JPG018Camoscio.JPG017VersolaSelladeiGrilli.JPG016LeCapanne.JPG015LeCapanne.JPG014LeCapanne.JPG013CampoPericoli.JPG012CampoPericoli.JPG011CampoPericoli.JPG009CampoPericoli.JPG008CampoPericoli.JPG007RifugioGaribaldi.JPG006MonumentoEdoardoMartinori.JPG005MonumentoEdoardoMartinori.JPG003PizzoCefalone.JPG002PizzoIntermesoli.JPG001CampoImperatore.JPG

Pizzo d’Intermesoli, 3 agosto 2017, 398.156 m. L’abitudine è una gabbia che imprigiona le nostre vite. Un “si è sempre fatto così” che rassicura l’esistenza ma impedisce di vedere dietro l’angolo di una realtà multiforme e mutevole.

“L'uomo è un animale che vive d'abitudini. Si affeziona ai luoghi, detesta i cambiamenti”, osserva Steinbeck in Furore, ma oggi è bastato percorrere questo anello in senso opposto al solito per scoprire l’inconsueto nel già noto.

La vivace luce del mattino illumina picchi e valli sempre tralasciati nella stanchezza del pomeriggio, il mondo alle mie spalle ora l’ho di fronte.

Con agile passo eccomi già ai 2.258 metri di Pizzo Fava, con il piramidale monumento funebre di Edoardo Martinori. La discesa verso Campo Pericoli mi svela particolari che mai avevo notato, fino agli antichi stazzi delle Capanne, galleggianti in un mare di orapi e di ortiche. Da qui l’Intermesoli è una mole poderosa che si dispera di poter raggiungere.

Un camoscio mi osserva svogliato mentre salgo verso i 2.226 metri della Sella dei Grilli, dove l’aria si fa torrida e mi svela un territorio arido e morto che stringe il cuore.

Attacco l’aspra vetta: la già dirupata traccia si è ulteriormente dilavata ed erosa. Arranco sotto il sole, in precario equilibrio sulle instabili ghiaie, senza altro riferimento che dei bolli rossi dove sentiero non c’è e il ripido canalino che taglia la corona di rocce sommitale.

Un passaggio delicato su esposte balze, il canalino con un tratto di primo, un altro instabile canale e sono ai 2.635 metri della terza cima del Gran Sasso. Aereo crocevia sulle incise valli glaciali del Maone e del Venacquaro, fra il gemello Corvo a ovest e il Corno Grande a est.

Un pietroso deserto di quota mi conduce infine sull’enorme masso proteso nel vuoto che costituisce i 2.483 metri della sua vetta settentrionale.

L’acqua scarseggia e il timore per quell’instabile discesa m’induce a tentare un accesso diretto nella Valle del Venacquaro. Mal me ne incolse: il mio azzardo si arresta dopo 260 metri di dislivello su verticali pareti dall’alto invisibili. Mi tocca tornare su e calarmi con cautela con un supplemento di stanchezza nelle gambe.

Giungo alla Sella dei Grilli e mentre faccio i conti con la poca acqua e una sete ormai inestinguibile, odo una richiesta di aiuto e scorgo un gruppo accampato. Sono scout siciliani che hanno terminato l’acqua e attendono i capi che sono andati a cercarla. Divido con loro alcuni pomodori e la mia acqua; gli spiego come cavarsi d’impaccio se i capi non dovessero trovarla e riprendo il cammino.

La borraccia è secca, la bocca impastata, il sentiero 1V, anche questo più eroso di quanto ricordassi, mi porta in un’agognata zona d’ombra, condivisa con un branco di camosci.

Con l’aria che finalmente si stempera, mi avvio verso Campo Imperatore: nella mia mente c’è solo un imperlato boccale di bionda, abitudine montana mai come oggi necessaria.

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