Monti Invisibili
Pizzo San Gabriele
Quota 2.214 m
Data 7 luglio 2011
Sentiero segnato
Dislivello 460 m
Distanza 10,21 km
Tempo totale 3:16 h
Tempo di marcia 3:04 h
Cartografia Il Lupo Gran Sasso d’Italia
Descrizione Da quota 1.806 per vado di Corno (1.924 m, +21min.) e la vetta (+1,29 h). Ritorno per la stessa via (+1,14 h). Avvistati duecamosci.

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Traccia GPS

07 San Gabriele dislivello
018DamonteVeticoso.JPG017PizzoSanGabriele.JPG015PizzoSanGabriele.JPG014Genziane.JPG012VersopizzoSanGabriele.JPG010GranSasso.JPG008CornoGrande.JPG007VersopizzoSanGabriele.JPG005GranSasso.JPG003LagoPietranzoniGranSasso.JPG001GranSasso.JPG
Pizzo San Gabriele, 7 luglio 2011. Eccoci all’ormai consuetasettimana di mare con Vittoria. Quest’anno Abruzzo, e così abbiamo scopertoquest’altro aspetto di questa straordinaria regione. Un mare forse un po’monotono per gli adulti, ma sicuramente a misura di bimbo e in un territoriosicuramente migliore della rinomata riviera romagnola. Vittoria ha scorrazzatolibera, insieme a Riccardo e Guglielmo, per il campeggio Gilda, dove noi cisiamo alloggiati in bungalow e Alfredo in camper.
E anche quest’anno c’è stata la consueta e rigenerante fugasui monti, approfittando della prossimità con le vette del Gran Sasso: da zeroa 2.240 metri e ritorno in una manciata di ore, passando dalla salsedine marinaai sentori di pino mugo delle alte quote.
Alle 6 siamo già in viaggio, Soldatino, Alfredo ed io, perconquistare i 2.214 metri del Pizzo San Gabriele. Il Corno Grande ci sovrastaper tutto il cammino con aeree vedute che dal paretone si perdono nelle brumedella costa. Prati punteggiati di fiori accompagnano il sentiero, che coincidecon l’inizio del Centenario, e in prossimità della vetta si riempiono di paffute stellealpine.
Un camoscio ci fischia contro, prima di saltellare vialesto, mentre un altro neanche ci degna di uno sguardo, assiso su unoscenografico roccione a sorvegliare i suoi domini.
Finalmente la vetta, scostata dalla dorsale principale queltanto che basta per permettere allo sguardo di perdersi ancora di piùnell’infinito.
Tornati alla macchina, riprendiamo la carrozzabile di CampoImperatore – questa diritta via dai sapori Nord Americani – per recarciall’appuntamento con il secondo duemila della giornata: i 2.044 metri dellaCima delle Veticole. La salita, costeggiando il letto prosciugato dellaFornaca, è più faticosa del previsto. L’ambiente è grandioso e angosciante,devastato da frane e slavine, eroso dalla forza delle acque del disgelo cheprecipitano dalla incombenti rocce del Prena e del Camicia. La cima arrotondataci regala una vista totalizzante su Campo Imperatore. Ma si è fatto tardi perattaccare anche il Siella, anche perché, come sempre a un certo momento accade,ormai la meta non è più una vetta, ma un boccale di bionda. Voglia chesoddisfiamo, insieme a patatine e genziana, nella quiete serena della trattoriadei 4 Vadi di Castelli, dove un mezzo toscano ci prepara a rientrare nellasalsedine marina.
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