Monti Invisibili

Monte Puzzillo

Quota 2.174 m

Data 19 marzo 2017

Sentiero segnato

Dislivello 604 m

Distanza 12,92 km

Tempo totale 5:17 h

Tempo di marcia 4:45

Cartografia Il Lupo Velino-Sirente

Descrizione Dal parcheggio di Prato Agapito (1.616 m) per il Valico della Chiesola (1.633 m, +7 min.), Monte Fratta (1.878 m, +45 min.), il falso Monte Cornacchia (2.010 m, +1,02 h), Monte Cornacchia (2.128 m, +28 min.) Monte Puzzillo (2.174 m, +24 min.), il Passo del Morretano (1.953 m, +25 min.), Prato Agapito (1.596 m) e il parcheggio (+1,34 h). Cresta panoramica, con tratti affilati e moderate cornici.


Aggiornati Waypoint Velino Sirente

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Traccia GPS

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Monte Puzzillo, 19 marzo 2017, 383.844 m. Mi avvedo che dacché tengo un archivio delle mie passeggiate (correva l’anno 1992) mi sto approssimando ai 400 chilometri di dislivello cumulato, precisamente 383.844 metri. Non so se sia tanto (non credo) o se sia poco; sicuramente non è un traguardo ma solo un punto di passaggio che potrei scavalcare entro l’anno.

Ma cosa mi ha portato in questi venticinque anni a macinare un dislivello tale da condurmi fuori nell’esosfera?

Al di là delle risposte che già ho cercato – con motivazioni logiche, razionali, emotive, passionali – si fa strada la sensazione che in fondo ci sia un bisogno primario del mio intimo animale: una coordinazione motoria ereditaria da soddisfare indipendentemente dal suo scopo.

Un bisogno, quindi, non solo di natura libera e selvaggia, ma legato all’io ancestrale, di quando, cacciatori e prede, vagavamo per lande per vette e per valli alla ricerca di una traccia o in fuga da una belva.

La ricerca istintiva di un gesto – il cammino – che avverto quando mi scopro a fiutare la traccia, al rizzarsi dei peli sulla schiena a un rumore improvviso, a tutti i sensi allerta da solo nel bosco o in montagna di notte.

Il bisogno di cercare la traccia anche se non mi porta da nessuna parte.

Quest’inverno – un po’ il meteo, un po’ gli impegni familiari, un po’ per mia sopravvenuta indifferenza alla neve – è mancato il cammino di quota e decido comunque per un assaggio del candido elemento prima che i fiorellini inondino le vette.

L’idea sarebbe di provare finalmente le ciaspole regalatemi dalla consorte nella lunga Valle del Morretano. Ma non mi va di seguire per l’ennesima volta quella bella ma poco panoramica conca quando parallela corre una cresta che non ho mai percorso integralmente e che dai 1.633 metri del Valico della Chiesola conduce ai 2.174 del Monte Puzzillo.

Certo con i nomi delle cime non stiamo messi un gran che qui in Appennino. Suona sempre male raccontare che sei andato a sfacchinare in montagna e dire poi che questa si chiama Puzzillo: non ti prendono sul serio. Che poi invece è una bellissima vetta, isolata, panoramica e di soddisfazione.

Questioni onomastiche a parte – anche perché checché se ne pensi il toponimo deriva dalla Fonte del Puzzillo, diminutivo di pozzo nel senso di vena d'acqua, col meridionale suffisso -illus – sono circa le 7 quando, con innevamento abbondante e caldo altrettanto, mi metto in camicia e attacco il ripido bosco per la cresta.

Ora, se nei boschi già con lo zaino t’impigli per ogni dove, con la piccozza e le ciaspole appese, e i bastoncini per buona misura, ti senti proprio una mosca nella ragnatela. Ma il bosco dura poco e, con il Terminillo che sbircia sornione, eccomi su una cresta ben innevata con la Valle del Morretano che scorre al mio fianco e Campo Felice dall’altro lato, dove già occhieggia qualche traccia del Lagone.

Veloci giungono i 1.878 metri di Monte Fratta e, dopo una sella dai contorti faggi, il crinale si fa inaspettatamente affilato ed esposto, ornato di cornici possenti che strapiombano a valle. Il Vettore, la Laga e il Gran Sasso mi accompagnano nella salita mentre raggiungo i 2.010 metri del falso Monte Cornacchia, su passaggi sempre affilati i 2.128 di quello vero e la placida dorsale che mi reca in vetta.

Un tè e un biscotto, mirando un panorama aereo nel quale si scorge la curvatura terrestre.

Il Valico del Morretano mi spiega presto che la neve non richiede ciaspole e il ritorno è una passeggiata fra radure assolate e boschi ombrosi. Rimuginando i miei pensieri, giungo infine di nuovo a Prato Agapito che sono appena la mezza della mezza.

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