Monti Invisibili
Monte del Papa
Quota 2.005 m
Data 14 giugno 2013
Sentiero parzialmente segnato
Dislivello 470 m
Distanza 4,87 km
Tempo totale 3:48 h
Tempo di marcia 2:36 h
Descrizione Dal parcheggio sopra il Lago Laudemio (1.535 m)lungo la pista da sci per la sella di quota 1.865 (+54 min.) e la vetta (+24min.). Ritorno per la rocciosa cresta nord-est (Spalla dell’Imperatrice) finoal lago (+1,13 h) e al parcheggio (+5 min).
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Traccia GPS

07 Monte del Papa dislivello
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Sirino, Monte del Papa, 14 giugno 2013. Probabilmenteviaggiare è meglio che arrivare, ma dopo ancorché non faticosi quattrocentochilometri fra la Roma-Napoli e la famigerata Salerno-Reggio Calabria, l'arrivoci ha visto gioiosi e sgambettanti come bimbi all'idea di questa spedizione interra di Lucania. Sì, perché finalmente si riprende seriamente la salita aiduemila con quest'assalto finale alle vette del Parco Nazionale del Pollino, econ me questa volta c'è nientepopodimenoché il borbottante Andrea, felice comeuna Pasqua per questa maschile fuga dalle nostre donne, che però poi già cimancano.
E lungo la rotta verso sud è stata d'uopo una sosta perarrampicarsi ai 2.005 metri dell'isolato Monte del Papa, nel massiccio delSirino.
Questa mattina partenza alle 5,30 da Roma e poco dopo le 10siamo già in marcia per una breve e facile salita dalle sponde del gioiello,sciisticamente deturpato, del lago Laudemio. Una pietrosa e multicromaticamentefiorita pista da sci, appena sotto gli impianti di risalita, ci reca in pocomeno di un’ora a una sella, dove attacchiamo la facile spalla erbosa che inventi minuti ci consegna ai quattro panoramici cucuzzoli che costituiscono lavetta. Il Tirreno, il Pollino e una selva di vette sconosciute sono a portatadi mano sotto di noi.
A quota 1.971, trentaquattro metri sotto la vetta, raggiungoil trecentomillesimo metro di salita e dall’alto di questa meridionale cima lamia mente viaggia indietro nel tempo. Ai primi remoti metri, ventuno anni orsono, in Valle d'Aosta, sotto lo sguardo del re delle Alpi; i centomila diecianni dopo durante una solitaria uscita innevata sul Muro Lungo; ancora sei anniper i duecentomila, sugli alpini 3.645 metri del Monte Vioz in compagnia diRoberto. E ora, cinque anni dopo, eccomi qui con Andrea a festeggiare con unsigaro toscano, distesi su un panoramico prato, questa ulteriore tappa dellamia carriera montanara.
E’ vero che come scrive il poeta turco Nazim Hikmet "Ilpiù bello dei mari è quello che non navigammo", ma ora sento profondanostalgia per le vette, i sentieri, le valli nel tempo calcati e mai piùrivisti; o forse è solo la malinconia del tempo passato, della gioventù.
Ma bando alle ciance, è tempo di scendere e decidiamo dievitare quella noiosa e pietrosa pista da sci. Ci caliamo quindi con cautelasulla ripida cresta nord-ovest che presto però si addolcisce e fra pratifioriti e boschi ombrosi ci deposita infine alle sponde del piccolo lago, dove,sotto lo sguardo indifferente delle mucche, ha termine il primo giorno di camminoin terra lucana.
Una serie di tortuose strade nell’ordinato paesaggio diquesta regione ci reca a Rotonda, dove ci concediamo un supplemento difesteggiamento con birra e patatine. Quindi raggiungiamo l’accogliente rifugioFasanelli (www.rifugiofasanelli.it), dove fra doccia, pipa e aperitivi conduciamo il nostro pomeriggio direlax, concluso degnamente da una cena casareccia a base di prelibatezzelocali.
Mentre le mucche scampanano incessanti, le nostre palpebresi fanno pesanti e in previsione della dura giornata di cammino di domani ciandiamo presto a coricare sotto lo sguardo accigliato del buon Peppone. Questoè il mondo…
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