Monti Invisibili
Monte Bellaveduta
Quota 2.061 m
Data 17 settembre 2011
Sentiero parzialmente segnato
Dislivello in salita 1.131 m
Dislivello in discesa 1.305 m
Distanza 22,02 km
Tempo totale 8:33 h
Tempo di marcia 7:20 h
Cartografia Il Lupo Parco Nazionale d’Abruzzo
Descrizione Dalla sterrata prima di Balzo di Canneto (1.100 m) per Fonte Palmelle (1.665 m, +1,20 h), Fonte Casalorda (1.713 m), Guado delle Capre (1.926 m), Rocca Altiera (2.018 m, +1,25 h) e la vetta (2.061 m, +21 min.). Ritorno per il Valico delle Portelle (1.901 m), Anito Lungo (1.972 m, +49 min.), il Valico delle Gravare (1.874 m, +1,10 h), il Fondillo di Settefrati, Macchia Marina e la strada appena sotto Fonte Canari (892 m, +2,36 h), dove avevamo lasciato l’altra automobile. Avvistati numerosi camosci.
 
06 Bellaveduta log

Traccia GPS

07 Bellaveduta dislivello
026MacchiaMarina.JPG024LaghettodelleGravare.JPG023DalValicodelleGravare.JPG021FondillodiSettefrati.JPG018VistasulPetroso.JPG016VersoAnitoLungo.JPG014ValicodellePortelle.JPG013MonteBellaveduta.JPG012MonteBellaveduta.JPG011MonteBellaveduta.JPG010DaroccaAltiera.JPG009RoccaAltiera.JPG007Mucca.JPG006VersoroccaAltiera.JPG004Casalorda.JPG001VersoCasalorda.JPG
Monte Bellaveduta, 17 settembre 2011. Come promesso nell’ormai lontano 30 luglio è giunto il tempo di affrontare questo duemila nell’estrema propaggine meridionale del Parco Nazionale d’Abruzzo. Lontano perché intanto è scorsa tutta l’estate, con le sue speranze e i suoi entusiasmi, con il riposo e la fatica, con la mente distante dal tedio lavorativo e prossima alla vitalità dell’azione e degli affetti familiari. Anche se è stata una passeggiata decisamente estiva, i sentori autunnali l'hanno pervasa profondamente: per il biondo dei pascoli, le fonti prosciugate, gli alberi che già timidamente tendono al giallo e al rosso, ma soprattutto per uno stato mentale che si pone sul rimpianto per la stagione che sta sfiorendo.
E così, con un’altra partenza antelucana, ci siamo incontrati con Alessandro Caira e Andrea Doddi in quel di Settefrati, per un anello (anzi, un ferro di cavallo, visto che abbiamo impiegato due autovetture) in un angolo di Appennino per noi desueto per scenari e morfologia. Dal Balzo del Canneto ci siamo avviati per una placida carrareccia che presto si inerpica lungo un’ampia cresta sassosa alla volta della nostra meta. Cammin facendo la vista si apre su vette conosciute, fin nel cuore profondo del parco: Mainarde, Petroso, Forca Resuni, Tre Confini, Marsicano, Greco, Valico delle Gravare, Val Fondillo, Serra Matarazzo; mete di altre scarpinate e di ricordi, con il piacere di goderle da prospettive inconsuete. Più conosci un territorio, più il suo orizzonte si restringe.
Rocca Altiera, Bellaveduta e ora che l'ho frequentato molto capisco anche perché i sentieri del Parco non conducono mai alle vette: valgono poco in confronto alle sue valli, ai suoi boschi, ai suoi valichi. Sono tutti mammelloni rotondi e pietrosi uguali gli uni agli altri.
E mentre i boschi si ammantano dei primi colori autunnali e alcuni camosci ci osservano curiosi, scendiamo al valico delle Portelle, attraversiamo la panoramica cresta di Anito Lungo per approdare infine al Valico delle Gravare e al suo laghetto, dove la vista si perde sulla Val Fondillo e sui suoi prati, sfondo del picnic familiare di inizi giugno.
Il Fondillo di Settefrati accoglie la nostra discesa, resa faticosa dal caldo e dalla polvere. Finalmente l’ombroso bosco di Macchia Marina stempera la calura e un'interminabile sterrata ci reca pigra alla macchina e alla meritata birra ristoratrice.
 
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