Monti Invisibili

Ferrovia della Valnerina

Quota 893 m

Data 16-17 aprile 2016

Sentiero segnato

Dislivello 1.002 m

Distanza 37,08 km

Tempo totale 11:30 h

Tempo di marcia 9:58 h

Cartografia Monti di Spoleto e della Media Valnerina

Descrizione Primo giorno (6,45 h, +364 m, 19,86 km): da Santa Anatolia di Narco (296 m) lungo l’evidente tracciato della ferrovia dismessa Spoleto-Norcia, attraverso numerosi ponti, viadotti e gallerie, rettilinee, a ferro di cavallo ed elicoidali, fino alla Galleria Caprareccia (609 m, +2,40 h); attraversamento dei 1.936 m della galleria (+25 min.) e poi per la Stazione Caprareccia (597 m, +18 min.), l’ingresso a Spoleto (320 m, +1,30 h), gli edifici della vecchia stazione (+15 min.) e Piazza Garibaldi (320 m, +15 min.).

Secondo giorno (4,45 h, +638 m, 17,22 km): da Spoleto (320 m) per il Ponte delle Torri (411 m, +30 min.), il sentiero 8 Strada delle Ferriere fino a sotto Borgiano (637 m, +1,38 h), il valico di quota 839 (+27 min.), Colle Pammardita (893 m) e Santa Anatolia di Narco (296 m, +2 h).


Traccia GPS interna alle gallerie ricostruita su cartografia digitale.

06-Ferrovia-Valnerina-log_1461763591187

Traccia GPS

07-Ferrovia-Valnerina-dislivello_1461763598673
139LungoilNera.JPG132Castagneti.JPG127StradadelleFerriere.JPG125PonteeRoccaAlbornoziana.JPG123PontedelleTorri.JPG120Spoleto.JPG111SpoletoDuomo.JPG106RobertoGiovanniAndrea.JPG105Spoleto.JPG104Spoletovecchiastazione.JPG094GalleriaCortaccione1.JPG091ViadottoCortaccione.JPG089GalleriaCortaccione2.JPG086Giovanniescarpa.JPG084StazioneCaprareccia.JPG083StazioneCaprareccia.JPG079StazioneCaprareccia.JPG078StazioneCaprareccia.JPG076FerroviaSpoleto-Norcia.JPG071GalleriaCaprareccia.JPG070GalleriaCaprareccia.JPG066GalleriaCaprareccia.JPG064GalleriaCaprareccia.JPG062GalleriaCaprareccia.JPG059GalleriaCaprareccia.JPG058GalleriaCaprareccia.JPG055GalleriaCaprareccia.JPG054GiovannieMarco.JPG053GalleriaCaprareccia.JPG049AndreaGiovanniMarcoRoberto.JPG044ViadottoTassinare.JPG038ViadottoTassinare.JPG033GalleriaGrotti1.JPG032GalleriaGrotti1.JPG031Km15.JPG029GalleriaGrotti2.JPG028GalleriaGrotti2.JPG027GalleriaGrotti2.JPG025GalleriaGrotti2.JPG018Casello.JPG017Casello.JPG016GalleriaVallegiana.JPG011GalleriaVallegiana.JPG007GalleriaSanMartino.JPG005FerroviaSpoleto-Norcia.JPG004SantaAnatoliadiNarco.JPG

Ferrovia della Valnerina, 16 e 17 aprile 2016. Con la puntualità di una congiunzione astrale, lo scorso 1° aprile è giunto il mezzo secolo; ma non è che poi sia cambiato gran che, tranne, forse, che ora la strada mi sembra più breve, in discesa.

Avevo iniziato queste memorie proprio con l’intenzione di tenere traccia di tale singolare avvicinamento, ma mi accorgo ora che di molti argomenti ho scritto tranne di quello che mi sembrava il più rilevante. Meglio così, mi sono concentrato su ciò che è importante: vivere e non prepararsi a vivere, citando Pasternak.

Ma un festeggiamento è d’uopo e dopo quello classico con la famiglia, è tempo di farlo nel modo a me più congeniale: camminando. Acchiappo allora un manipolo di amici di lunga data per due giorni d’immersione fra storia e natura sul suggestivo percorso della dismessa ferrovia della Valnerina e precisamente sul tratto Santa Anatolia di Narco – Spoleto.

Inaugurato nel 1926, dismesso nel 1968 e oggi recuperato a fini turistici, questo tracciato è un piccolo gioiello di ingegneria ferrovia montana, per le brillanti soluzioni adottate dall'ingegnere svizzero Erwin Thomann per fronteggiare le difficoltà del percorso: lungo 51 chilometri furono infatti scavate 19 gallerie ed eretti 24 fra ponti e viadotti, su un itinerario che ai tempi richiedeva 2 ore per la percorrenza.

Sono da poco scoccate le 8 quando con Andrea, Giovanni e Roberto appoggiamo gli scarponi su uno stretto viottolo che nulla fa trapelare della passata via ferrata. Ma alto sulla sinistra un lontano viadotto ci traccia la rotta e il cammino presto s’ingrossa in carrareccia, conducendoci al primo casello e all’adiacente Galleria San Martino, l’unica inagibile per il crollo della volta.

Superata la breve ed evidente deviazione, il percorso diviene una passeggiatona senza difficoltà in un continuo susseguirsi di diroccati caselli, brevi ponti, vertiginosi viadotti e oscuri tunnel.

Ci intrufoliamo nei 454 metri della Galleria Vallegiana, dove ancora spuntano dalla volta i contorti e arrugginiti supporti della linea aerea. Nelle tenebre, all’ombra delle nostre torce, perdiamo il senso della direzione e solo all’uscita ci rendiamo conto si aver compiuto un laccio di ben 180°. Le successive gallerie Grotti 1 e 2 sono ancora più incredibili, conducendoci in un oscuro anello in salita di 360° e uno sguardo al gps ci mostra la matassa che stiamo dipanando per risalire il boscoso e accidentato versante della montagna.

Nulla è rimasto di questo capolavoro ferroviario, non un binario, uno scambio, una traversina che ricordino questo trenino delle dimensioni di un tram, che carico di scolari, contadini e lavoratori serpeggiava fra queste montagne.

In una continua alternanza di luce e oscurità, la vista si apre ora su tutta la Valnerina e sui Monti Coscerno e Bacugno, mentre giungiamo sotto al Viadotto Tassinare, accanto al cui pilone s’infila l’omonima galleria elicoidale che ci fa salire inavvertitamente al piano del viadotto stesso.

E fra gallerie e ricordi di vita, viadotti e dotte citazioni di vecchie pellicole, eccoci alla tagliata che invita al tetro e incognito imbocco della Galleria Caprareccia. Il dubbio se sia necessario coprirsi per affrontare i 1.936 metri nel cuore della montagna viene gentilmente fugato da una lama di aria gelida che c’investe.

Armiamo le torce e ci tuffiamo nella suggestiva oscurità, incrociando nel buio le luci tremolanti di biciclette e altri camminatori. Ma per lunghi tratti è emozionante rimanere soli e in silenzio, magari con la luce spenta, fra stillicidi di acque e sfiorar di pipistrelli, mentre uno spillo di luce filtra lontanissimo dall'entrata opposta.

Quasi mezz’ora di cammino e scopriamo il sole sull’altro versante dei monti spoletini, dove la vicina Stazione Caprareccia ci da accoglienza per un panino e un sigaro toscano.

Superato l’omonimo viadotto, iniziamo a scendere verso Spoleto descrivendo un anello completo, su un cammino che si fa monotono, ravvivato dalla due brevi gallerie del Cortaccione che separano il lungo e panoramico viadotto che si chiama allo stesso modo.

Ancora un’ora e siamo al termine della nostra avventura ferroviaria presso gli edifici della vecchia stazione.

Con i piedi dolenti, una visita per l’antica cittadina e poi l’inaspettata Taverna Dei Pini ci offre una schietta e saporita libagione serale. Due passi e un altro sigaro ci conducono inesorabili sotto le coltri, non prima di attimi di cultura su youtube con Hitler Tony, Maria Pocchiola e Frank Drebin.

Il sole sorge, Giovanni ci saluta e con Andrea e Roberto rimettiamo gli scarponi sul sentiero per rientrare a Santa Anatolia, passando oggi per la montagna. Dalla sommità della cittadina lambiamo la Rocca Albornoziana e valichiamo il poderoso Ponte delle Torri, avviandoci poi sul boscoso percorso che costeggia il Vallone del Tessino.

Alternando sentieri e sterrate lungo la Strada delle Ferriere e schivando le motorette di una gara di trial, giungiamo a Borgiano, in vista della Stazione Caprareccia. Una ripida e pietrosa traccia fra antichi castagneti ci eleva agli 839 metri del valico, proprio sulle verticale della Galleria Caprareccia. Dal solitario altopiano di Colle Pammardita una combinazione di sterrate ci porta a costeggiare il Nera e infine a Santa Anatolia.

Un panino è stato per noi pranzo, ma c’è voglia di una birra, che sotto le suadenti parole di un oste somigliante a Spartaco er Ventresca diventano due, con bruschette, salumi, affettati, amari, vin santo e tozzetti; e meno male che riusciamo a scongiurare capretto al forno e salsicce con formaggio fuso.

Storditi da un primaverile sole umbro, fra gli amici di una vita, un nuovo sigaro toscano chiude così degnamente le celebrazioni per il 50° del sottoscritto.

E ora… in marcia!

Create a website