Monti Invisibili
Punta di Colle d’Acquaviva
Quota 2.200 m
Data 21 luglio 2012
Sentiero parzialmente segnato
Dislivello 920 m
Distanza 9,58 km
Tempo totale 7:25 h
Tempo di marcia 4:04 h
Cartografia Il Lupo Majella
Descrizione Dall’arrivo della bidonvia della grotta del Cavallone (1.385 m) per la Valle di Taranta, il bivio di quota 1.634 (+30 min.), il bivio di quota 1.740 (+32 min.), quota 2.200 di Colle d’Acquaviva (+1 h), quota 2.003 di Colle d’Acquaviva, lo sperone di roccia di quota 1.940 (+28 min.), la grotta del Cavallone (1.425 m, +1,24 h), visita della grotta (1,12 h) e la bidonvia (+10 min.). Giornata splendida. Avvistata una rosalia delle Alpi nella Valle di Taranta e due falchi Spirito Santo sotto Punta di Colle d’Acquaviva.
 
06 Colle d'Acquaviva log

Traccia GPS

07 Colle d'Acquaviva dislivello
038Me.JPG037GrottadelCavallone.JPG034GrottadelCavallone.JPG030GrottadelCavallone.JPG029GrottadelCavallone.JPG025Fiori.JPG024Me.JPG022VallediTaranta.JPG021VallediTaranta.JPG020VallediTaranta.JPG019DacolledAcquaviva.JPG018DacolledAcquaviva.JPG017VallediTaranta.JPG013Farfalla.JPG011VallediTaranta.JPG007VallediTaranta.JPG006VallediTaranta.JPG004BidonviavallediTaranta.JPG003VallediTaranta.JPG001GrottadelCavallone.JPG
Punta di Colle d’Acquaviva, 21 luglio 2012. Le dolenti gambe finalmente si distendono sulla tenera erba e la schiena si adatta alla ruvida ma accogliente roccia. Poche sapienti prese riempiono il fornello, il crepitare subitaneo di un fiammifero e la fiamma si volge verso il tabacco, che sembra restio ad accendersi. Il fumo sparisce nel fornello, si avvolge in volute nascoste e arriva alla bocca come un fiume a lungo imbrigliato che abbia trovato la sua strada. La prima boccata risveglia memorie di antiche fumate: il molo alle Shetland dove aspirai lo stesso tabacco; le sparse isole nel Mar Bianco, l’Alaska riemergono dai ricordi come un turbine. Ma è un attimo, il corpo si abitua all’aromatico elemento e la fumata fluisce con i pensieri come un motore ben carburato. Ma la prima boccata è un’altra cosa.
Parafrasando Robert Byron, sto vivendo uno di quei rari momenti di pace assoluta, in cui il corpo è rilassato, la mente non s’interroga e il mondo è un trionfo. E tutto perché “Ikea” è lontana.
E così anche la Majella è momentaneamente archiviata con una camminata di lieve fatica in uno degli angoli più affascinanti del massiccio abruzzese. E, guarda caso, proprio il 21 luglio (il 21-7) arrivo alle 217 vette. Ma non solo: mi accorgo che oltre al traguardo dei 2000 dell’Appennino, mi sto approssimando a quello dei 300.000 metri di salita, per i quali mancano appena 12.512 metri.
Ma andiamo con ordine. Alle 9 sono ai piedi del fantastico vallone di Taranta, che scende roccioso dai remoti altipiani sommitali. Salto sulla bidonvia e appeso alla fune mi inoltro senza fatica alcuna in questo canyon dalla grandiosità nordamericana. Ai 1.388 metri della stazione di testa mi incammino solitario nel poderoso vallone: pinnacoli di roccia ocra sembrano tante ciclopiche sentinelle ritte a sorvegliarne l’accesso e oscuri occhi di caverne incutono quel tanto di timore che basta e rendere il luogo ancora più remoto e affascinante. Una bellezza piena che pervade l’anima a satura i sensi, e incute l’orrore di essere aspirati nel vuoto della bruttezza quotidiana.
Mi inerpico sul bordo e in breve tocco le due poco evidenti cime del Colle d’Acquaviva, con lo sguardo che vola nella profonda ferita del vallone e sulla sua testa, dominata dal solitario promontorio dell’Altare dello Stincone.
Il ripido sentiero del ritorno mi conduce alla bocca spalancata della grotta del Cavallone, ambientazione della tragedia dannunziana La figlia di Iorio. E così, dopo averla cavalcata, varco le sue fauci e mi introduco nella fredda pancia della montagna, fra stalattiti, stalagmiti, colonne, abissi e antri.
E’ tempo di tornare alla luce del sole e in breve sono nuovamente nel mio cestello appeso alla corda, per la placida e panoramica discesa verso una birra e un pacco di patatine.
 
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