Monti Invisibili

Pitigliano - Sovana, Vie cave e necropoli

Quota 330 m

Data 19 marzo 2016

Sentiero parzialmente segnato

Dislivello 550 m

Distanza 26,20 km

Tempo totale 9:35 h

Tempo di marcia 7:35

Cartografia Il Lupo Alta Maremma Selva del Lamone

Descrizione Da Pitigliano parcheggio dell’ospedale (330 m) per Via di Porta Sovana, la Via Cava di Poggio Cani (257 m, +20 min.), il Ponte Romano sul fiume Lente (204 m, +20 min.), la Via Cava di San Giuseppe, la Fontana dell’Olmo (276 m, +30 min.), una combinazione di deserte asfaltate, deviazione (+1,05 h) per la Via Cava e la necropoli di Fosso Fologna (287 m, 20 min. a/r) e Sovana (293 m, +5 min.). Poi per l’Area archeologica di Sopraripa (226 m, +15 min.) con visita del sito (+35 min.): Tomba della Sirena (245 m) e Via Cava di San Sebastiano; il Parco archeologico Città del Tufo (230 m, +5 min.) con visita del sito (+1,40 h): Tomba dei Demoni Alati, Tomba Pola, Tomba Ildebranda, Via Cava di Poggio Prisca, Tomba del Tifone, Via Cava del Cavone e Tomba Pisa. Ritorno a Sovana (+20 min.) e poi per la Via Cava di Piano Conati, il Fosso del Puzzone, la Via Cava dell’Annunziata (299 m, +50 min.), il Ponte Romano sul Lente (+35 min.), Pitigliano (+20 min.) e il parcheggio (+15 min.). Alcune vie cave a tratti interessate da frane ma sempre transitabili, tranne quella dell’Annunziata che ci ha obbligato e cercare una perigliosa via alternativa per l’eccessivo ingombro di alberi e massi. Fantastico anello fra storia e natura.

06 Anello Tufo log

Traccia GPS

07 Anello Tufo dislivello
091%20Pitigliano%20San%20Rocco.JPG090%20Via%20Cava%20dell%20Annunziata.JPG086%20Cantina%20Sasso%20Tondo.JPG083%20Segnaletica%20escursionistica.JPG080%20Sovana%20Andrea%20e%20Marco.JPG078%20Tomba%20Pisa.JPG069%20Sovana%20Duomo.JPG068%20Tomba%20Ildebranda.JPG065%20Tomba%20Pola.JPG062%20Citta%20del%20Tufo.JPG060%20Sopraripa%20romitorio.JPG059%20Sopraripa%20Via%20Cava%20San%20Sebastiano.JPG057%20Sopraripa%20Via%20Cava%20San%20Sebastiano.JPG055%20Sopraripa%20Tomba%20della%20Sirena.JPG053%20Sovana%20Duomo%20SS%20Pietro%20e%20Paolo.JPG052%20Sovana%20Duomo%20SS%20Pietro%20e%20Paolo.JPG050%20Sovana%20Santa%20Maria%20Maggiore.JPG046%20Sovana%20Palazzo%20dell%20Archivio.JPG042%20Sovana.JPG040%20Sovana%20Rocca%20Aldobrandesca.JPG037%20Via%20Cava%20di%20Fosso%20Fologna.JPG035%20Verso%20Sovana.JPG030%20Verso%20Sovana.JPG029%20Fontana%20dell%20Olmo.JPG027%20Via%20Cava%20di%20San%20Giuseppe.JPG025%20Via%20Cava%20di%20San%20Giuseppe.JPG024%20Via%20Cava%20di%20San%20Giuseppe.JPG020%20Ponte%20Romano.JPG017%20Segnaletica%20escursionistica.JPG016%20Via%20Cava%20di%20Poggio%20Cani.JPG013%20Pitigliano%20San%20Rocco.JPG012%20Pitigliano%20sinagoga.JPG011%20Pitigliano%20sinagoga.JPG006%20Pitigliano%20acquedotto.JPG002%20Pitigliano.JPG

Anello del Tufo, 19 marzo 2016. Popolo misterioso gli etruschi, per la limitata conoscenza della loro lingua e la suggestione dei loro multiformi monumenti funebri. Ma il lascito più stupefacente del popolo dei rasna sono le vie cave, questa tortuosa rete viaria semisotterranea, stretta fra alte pareti tufacee, il cui impiego resta ancora oggi in parte misterioso: semplici vie di comunicazione o percorsi difensivi, religiosi, magici?

Sicuramente magiche sono le atmosfere che si respirano inoltrandosi in questo semioscuro mondo dai toni smeraldini e dai rumori attutiti, nel quale regna un microclima che vede pullulare felci, muschi e licheni, con qualche raro anemone che si spenzola candido per catturare una stilla di sole. E alcuni dei più lunghi e profondi esempi di queste strade in trincea si trovano nella Maremma toscana, a cavallo fra Lazio e Toscana, prossime agli incantevoli borghi arroccati di Pitigliano e Sovana.

Allocata la vettura nel parcheggio dell’ospedale, in una limpida mattina dall’aria trasparente ci avviamo con Andrea per i deserti vicoli di Pitigliano, costeggiando l’Acquedotto mediceo e la Sinagoga di questa Piccola Gerusalemme, per la storica presenza di una comunità ebraica. Un vertiginoso affaccio dalla prua di questo vascello di pietra e dalla Via di Porta Sovana, lungo un’antica mulattiera, entriamo nel regno del tufo, che caratterizzerà tutto il nostro cammino odierno.

La Via Cava di Poggio Cani, enigmaticamente doppiata da una tagliata parallela, ci porta a svolte verso il corso del Lente che varchiamo su un robusto ponte romano per penetrare presto nella verdastra oscurità della Via Cava di San Giuseppe, antica via di collegamento con Sovana. Proseguiamo per oltre un chilometro fra le pareti, rigogliose di felci e di muschi e con evidenti interventi di regimazione idraulica; il fondo è profondamente segnato dal transito dei carri. Torniamo al sole e ci ritempriamo con un sorso d’acqua etrusca all’antica Fontana dell’Olmo.

Di buon passo, sotto un cielo di cristallo, affrontiamo ora una deserta combinazione di asfaltate, immerse nei poderi della campagna maremmana e, discorrendo di aritmetica, siamo alla deviazione per la breve Via Cava di Fosso Fologna e l’omonima necropoli. Un cancelletto chiuso non ci spaventa, scavalchiamo e risaliamo la tagliata, ingombra di pietre, ossa e della carcassa di una pecora.

Torniamo brevemente sui nostri passi e i possenti ruderi della Rocca Aldobrandesca sorvegliano il nostro ingresso a Sovana, patria di Ildebrando Aldobrandeschi, al papato Gregorio VII. Atmosfera immobile, ferma nel tempo nelle vie del medievale borgo tufaceo, penombra e lame di luce nelle romaniche chiese di Santa Maria Maggiore e dei Santi Pietro e Paolo. Infine ci facciamo tentare da una mollicosa pizza che s’inturza nell’esofago e neanche la gazzosa riesce a sbloccarla.

Rigonfi di focaccia ci lasciamo alle spalle il villaggio e ci avviamo ciondolanti verso il Parco archeologico Città del Tufo. Nel settore di Sopraripa la biglietteria è chiusa, il ponticello di accesso inagibile e noi incuranti proseguiamo inesorabili, costeggiando una lunga teoria di sepolcri che si addensa sul boscoso e ripido costone: a dado, semidado e falsodado, fino alla stupefacente Tomba della Sirena, ornata del bassorilievo del mostro marino Scilla nell'atto di affondare una nave.

Un minaccioso cartello di divieto osteggia ora l’accesso alla Via Cava di San Sebastiano, come al solito tiriamo dritti lungo le profonde e serrate pareti dell’artificiale forra, fino ad arrampicarci alla vertiginosa visuale di un romitorio scavato nel tufo.

Pochi minuti di cammino per la più grande e monumentale area archeologica. Accampando i rispettivi tesserini riusciamo a strappare (con un postumo rammarico) uno sconto sul già irrisorio biglietto d’ingresso e attraverso una fitta vegetazione andiamo alla scoperta di questi grandiosi edifici funebri: la Tomba dei Demoni Alati, che conserva ancora elementi pittorici, la Tomba Pola, interamente tagliata nel tufo e che presentava un fronte a tempio greco di otto colonne, e soprattutto la maestosa Tomba Ildebranda, sorta di tempio monumentale elevato su un podio con due scalinate laterali.

Percorriamo le vie cave di Poggio Prisca e del Cavone, dove si aprono frequenti tabernacoli apotropaici e scacciadiavoli che contenevano medievali immagini sacre contro i demoni notturni; non doveva essere piacevole in anni di superstizione percorrere nella notte questi profondi cammini.

Cerchiamo invano la svastica etrusca, ma non vogliamo farci sfuggire la grande Tomba Pisa e dopo un po’ di peregrinare la individuiamo: torcia alla mano c’introduciamo nella vasta e labirintica oscurità delle sue nove camere comunicanti.

Di nuovo Sovana sul nostro cammino e una panchina assolata ci concede il giusto conforto per un pranzo frugale e un sontuoso Toscano che in questa terra, col sole del meriggio, emana i suoi più aromatici sentori.

Intontiti dal sole e dal fumo, caliamo pigri nella tortuosa Via Cava di Piano Conati, che dopo il ponticello sul Fosso del Puzzone risale su un arioso pianoro magmatico, dove spiccano gli antichi solchi dei carri.

Un’estrosa esposizione artistica rupestre e i campanili di Pitigliano salutano già l’arrivo alla Via Cava dell’Annunziata, l’ottava e ultima della giornata e con un bel cartello di divieto. Scavalchiamo e siamo dentro, fra massi e alberi caduti che rendono ardua la progressione, fino a che non è più possibile avanzare. Siamo a venti verticali metri dal piano stradale e gps alla mano cerchiamo il modo di forzare il passaggio; ci ritroviamo in cima alle reti di contenimento della scarpata; torniamo indietro, ci aggrappiamo agli alberi e infine riusciamo a riagganciare la via proprio sotto la frana.

Dopo oltre tre chilometri di vie cave riemergiamo da questo sotterraneo mondo etrusco in una Pitigliano ora densa di popolo e di turisti, con ancora negli occhi la meraviglia di questa lunga camminata fra storia e natura.

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