Monti Invisibili
Via Narcense
Quota 172 m
Data 24 gennaio 2015
Sentiero parzialmente segnato
Dislivello in salita 328 m
Dislivello in discesa 347 m
Distanza 18,95 km
Tempo totale 5:30 h
Tempo di marcia 4:30 h
Cartografia IGM 143 I SE Nepi, IGM 143 I NE Civita Castellana
Descrizione Da Calcata (172 m) per il Fosso del Treja, il bivio per il Castello di Foiano (78 m, +1,25 h), il Castello di Foiano (169 m, +18 min.), il Fosso della Mola (64 m, +20 min.), il Castello di Paterno (154 m, +20 min.), il Km 52 della S.S. 3 Flaminia (+50 min.), Civita Castellana (145 m, +22 min.), con visita del paese (1 h), e la stazione ferroviaria (144 m, +8 min.). Piacevole traversata su strade bianche, tratturi e sentieri, con alcuni tratti franati o invasi dalla vegetazione.
06 via narcense log

Traccia GPS

07 via narcense dislivello
07 via narcense dislivello

038 Civita Castellana

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036 Civita Castellana

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033 Civita Castellana Forte Sangallo

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029 Civita Castellana

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028 Civita Castellana

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026 Civita Castellana

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023 Verso Civita Castellana

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022 Castello di Paterno

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021 Castello di Paterno

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018 Verso Castello di Paterno

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015 Castello di Foiano

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014 Castello di Foiano

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013 Castello di Foiano

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012 Castello di Foiano

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010 Castello di Foiano

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008 Castello di Foiano

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006 Fosso del Treja mura

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004 Fosso del Treja

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003 Calcata e Fosso del Treja

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001 Calcata

Via Narcense, 24 gennaio 2015. Riprendiamo l’esplorazione di quel corrugato territorio del Treja già avviata due mesi or sono con l'avventurosa traversata da Monte Gelato a Calcata (vedi Anello del Treja). Il temerario intento oggi è di portarmi da questo borgo arroccato fino alla cittadina di Civita Castellana, seguendo il corso del fiume lungo quella che veniva definita la Via Narcense, un tempo fondamentale strada di collegamento in territorio falisco verso Falerii Veteres, ma di cui ora ignoro la pervietà.

Non sono ancora le otto quando il torpedone mi abbandona in un paesaggio brumoso, immobile nell’inverno. Uno sguardo dall’alto al contorto canyon del Treja rende evidente la sua medievale funzione di baluardo contro le incursioni dei saraceni, a difesa della Flaminia e del Tevere, principali vie di accesso settentrionali a Roma. Sbarcati sulle coste italiche i pirati berberi erano lasciati liberi di saccheggiare fino al Treja ma non potevano andare oltre, grazie anche all’elevato numero di castelli ormai diruti che presidiava questa formidabile trincea naturale.

L’ampio sentiero attrezzato e in più punti franato scende lieve verso il corso del fiume, mentre la rupe di Calcata sparisce alle mie spalle. In breve sono al limpido Treja che scorre gorgogliante verso il Tevere costeggiato dall’antica e ancora evidente via, interrotta qua è là da grandi alberi caduti e da frane argillose. Qualche muscoso rudere occhieggia nella vegetazione, mura ciclopiche si elevano improvvise e il fango la fa da padrone in questa stagione; ma basta non curarsene e si va avanti.

Un bruno cinghiale fugge dalle fucilate di una vicina battuta e in un’ora e mezzo sono al non segnalato bivio per il Castello di Foiano, dove abbandono il fondo valle per un sentiero che si restringe e sale fino ai ruderi della fortezza, alti sul Treja a dominare questo lembo di Tuscia. Antiche mura, porte, baluardi avviluppati dalla vegetazione si affacciano ormai sul nulla.

Dopo la piacevole passeggiata, come preventivato ora il giuoco si fa duro, ma non troppo. Individuo con qualche incertezza l'abbandonato sentiero che dovrebbe condurmi al Castello di Paterno, calo verso il Fosso della Mola, affronto un facile guado e su un vecchio tratturo risalgo fra alberi spogli fino a intercettare la  carrareccia che presto mi conduce alle poderose rovine dell’altro antico fortilizio, dove nell’anno 1002 morì l’imperatore Ottone III di Sassonia.

Uno sguardo al vicino Soratte e scendo di nuovo verso il Treja, dove una carrareccia assai fangosa mi alza sugli scarponi di buoni dieci centimetri. Barcamenandomi fra mota e pozzanghere sono al chilometro 52 della Via Flaminia e di lì in breve a Civita Castellana, l'antica Falerii Veteres capitale dei falisci, alta su uno sperone tufaceo. Una piacevole visita mi conduce infine alla sua stazione, dove una Peroni e una pipa mi appropinquano al treno per Roma.

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