Monti Invisibili
Quota 397 m
Data 11 novembre 2017
Sentiero segnato
Dislivello in salita 300 m
Dislivello in discesa 253 m
Distanza 24,45 km
Tempo totale 6:42 h
Tempo di marcia 5:25 h
Descrizione Da Viterbo Porta Romana (351 m) per il centro cittadino, la tagliata etrusca della Strada Signorino, la Sorgente di Fossato Callo, la chiesa diruta di Santa Maria di Forcassi (321 m, +4 h) e Vetralla Piazza del Municipio (299 m, +25 min.). Pranzo frugale a offerta libera presso il centro di accoglienza della Parrocchia di San Francesco (Piazza Vittorio Emanuele, +7 min.) e la stazione ferroviaria di Vetralla (398 m, +53 min.). Percorso su strade, carrarecce e tratturi senza particolari motivi d’interesse ma piacevole nel suo andamento e paesaggio.


031 Stazione di Vetralla

030 Parrocchia di San Francesco

028 Vetralla

027 Santa Maria di Forcassi

026 Sorgente di Fossato Callo

025 Verso Vetralla

024 Verso Vetralla

022 Verso Vetralla

021 Verso Vetralla

020 Verso Vetralla

019 Casale diroccato

017 Segnale Via Francigena

016 Verso Vetralla

015 Verso Vetralla

014 Verso Vetralla

013 Strada Signorino

012 Strada Signorino

010 Strada Signorino

008 Incontro con Somaro del Signore

007 Strada Signorino

006 Strada Signorino

005 Viterbo Palazzo dei Papi

004 Viterbo Piazza del Plebiscito

003 Viterbo San Sisto

002 Viterbo poster Rivoluzione

001 Treno per Viterbo
Via Francigena, Viterbo - Vetralla, 11 novembre 2017. Sì, montagna, collina, natura, ma a me alla fine piace soprattutto camminare. Un’attività istintiva che lascia libera la mente di percorrere i sentieri che più le aggradano, affrancando corpo e anima dalle tossine accumulate durante le troppe ore di prigionia.
E così, a lavoro ci vado a piedi, il cane mi fornisce la scusa per uscire e quando ho bisogno di pensare, addento un Toscano e me ne vado a spasso per la città, paesaggio artificiale capace di offrire insospettabili spunti di piacere se si ha l’animo di coglierli.
E cosa se non il pellegrinaggio è l’apice di questa banale attività del camminare, funzione basale elevata al rango di pena, di espiazione, ma anche di piacere?
In ossequio ai principi del movimento lento, è tempo allora di riprendere il cammino lungo la Via Francigena, per portare a termine almeno quel tratto laziale iniziato da Bolsena lo scorso febbraio per i 50 del Santa. Percorso che – come già avviene per il Cammino di Santiago – con i suoi 100 chilometri abbondanti ci farà acquisire il Testimonium, il documento che certifica l’avvenuto pellegrinaggio a Roma devotionis causa.
Rimediate quindi le credenziali per la raccolta dei timbri, eccoci di nuovo a Viterbo con Enrico, Roberto, Andrea e il fratello Paolo, quest’ultimo in allenamento proprio per Santiago.
Risolta non senza difficoltà la necessaria timbratura, valichiamo le medievali mura della Città dei Papi e ci lanciamo ridanciani sull’intreccio di stradicciole, carrarecce e tratturi che caratterizza la Francigena moderna, visto che quella storica giace sotto l’asfalto di statali e autostrade.
Come in una grotta ci addentriamo presto fra le pareti strette e profonde della Strada Signorino, tagliata etrusca (dove tanto mi piaceva passare da bimbo) che incide profondamente la roccia tufacea, lasciando filtrare dall’alto poca luce fra la vegetazione.
Il cammino lento, il recupero del tempo, il mondo che scorre adagio con la propria vita e la meta che si approssima passo dopo passo: procediamo in un agreste paesaggio autunnale, sotto l’orizzonte infinito di un cielo di cristallo.
Pochi pellegrini per la via: due francesi, molte bici e tal Vincenzo, il Somaro del Signore, che elargisce timbrature ai passanti.
Fra discorsi virili e ingenue facezie ci snodiamo in saliscendi fra boschi e campi, in un paesaggio semplice e piacevole nel suo andamento e atto a rilassare la mente e lo spirito.
Dalla limpida Sorgente di Fossato Callo ancora poco per i ruderi della chiesa di Santa Maria di Forcassi, antica stazione di sosta dei pellegrini, e ci accoglie infine una Vetralla deserta nella prima ora pomeridiana.
Nell’arduo compito di rimediare la marchiatura, incappiamo nel centro di accoglienza della Parrocchia di San Francesco, dove il surreale e barbuto Pietro accoglie Andrea e Paolo con un “Benvenuti fratelli!” che strappa al primo la dotta citazione “Gliel’hai detto tu che siamo fratelli?”
In un refettorio gelido e deserto, deliziati dalle abbondanti grazie di una fantesca, sotto lo sguardo attonito di angeli e santi consumiamo uno spartano e attoppante pasto a offerta libera, a base di lenticchie, uova, patate, verza e cipolle che richiederanno a qualcuno una laboriosa digestione.
Con l’aria che rinfresca, in questa perfetta estate di San Martino, siamo già in cammino per la stazione, dove il fumo di tre toscani ci trasporta sul treno per la città eterna.