Monti Invisibili
Traversata di Veio
Quota 314 m
Data 26 febbraio 2021
Sentiero parzialmente segnato
Dislivello in salita 727 m
Dislivello in discesa 593 m
Distanza 31,77 km
Tempo totale 8:45 h
Tempo di marcia 7:38 h
Cartografia Carta escursionistica Parco di Veio
Descrizione Dalla stazione di Cesano di Roma della linea ferroviaria FL3 (150 m) per la S.S. 2 Cassia e il centro residenziale Le Rughe (195 m, +1,05 h), Viale Romania con l’attacco dell’ex Sentiero 5 (151 m, +47 min.), il primo guado del Torrente Cremera (138 m, +5 min.), l’area dell’antico abitato di Grotte Franca e il secondo guado del Cremera (145 m, +15 min.), le Valli del Sorbo e la Mola di Formello (165 m, +12 min.), Le Porcineta, la deviazione per la sommità della Cascata dell’Inferno (228 m, +50 min.), un Cunicolo Idraulico (235 m, +35 min.), Sacrofano (245 m, +56 min.), la Sorgente dell’Acqua acetosa (176 m, +1,53 h), il Fontanile Citerna (220 m, +30 min.) e la stazione di Castelnuovo di Porto (300 m, +30 min.). Magnifica e faticosa traversata in vari ambienti dell’Agro veientano, dall’orientamento complesso e con numerosissimi guadi e attraversamenti di cancelli e recinzioni. Ex Sentiero 5 in rifacimento. Segnaletica sporadica ma presente e traccia tutto sommato agevole. Avvistato un branco di cinghiali nel parco giochi di Le Rughe.


050 Treno per Piazzale Flaminio

049 Castelnuovo di Porto

048 Verso Castelnuovo di Porto

046 Sorgente Acqua acetosa lapide

045 Sorgente Acqua acetosa

044 Verso Castelnuovo di Porto

042 Verso Castelnuovo di Porto mucche

040 Verso Castelnuovo di Porto

039 Sacrofano

038 Sacrofano

037 Verso Sacrofano

036 Cunicolo idraulico

035 Cunicolo idraulico

034 Cunicolo idraulico

033 Verso Sacrofano

032 Cascata dell'Inferno

031 Verso la Cascata dell'Inferno

029 Valli del Sorbo

028 Mola di Formello

027 Mola di Formello

026 Mola di Formello

025 Mola di Formello


022 Valli del Sorbo

020 Ganoderma


017 Ex Sentiero 5

015 Ex Sentiero 5

014 Ex Sentiero 5

013 Grotta della Ninfa

012 Terzo Bottagone

011 Terzo Bottagone



008 Ex Sentiero 5

007 Viale Romania

005 Le Rughe cinghiali

004 Le Rughe cinghiali

003 Mandorlo in fiore

001 Cesano di Roma
Traversata di Veio, 26 febbraio 2021. Ci sono escursioni che hanno il sapore di un viaggio condensato in poche ore. Non tanto per la difficoltà del cammino o per l’esoticità dei luoghi, quanto per una felice disposizione d’animo e per il succedersi ininterrotto di motivi d’interesse, che catturano l’attenzione e si sovrappongono nella mente, facendo apparire lungo quello che è breve e diverso quello che è simile.
E questo viaggio/escursione non è stato neanche breve, avendo accumulato negli scarponi oltre trenta chilometri di cammino, fra sentieri dismessi, mole, forre, guadi, cinghiali, cancelli e fili spinati, alla ricerca di quell’emozione di viaggiare che è il sale anche di ogni camminata.
Emozione rinforzata sicuramente dall’impiego dei mezzi pubblici: il treno è il viaggio per antonomasia e quando lasci il convoglio e inizi a camminare, sai che non c’è più nulla che ti trattenga e che ti richiami indietro. Sei libero!
In un mattino luminoso e caldo ci avviamo allora di buon passo dalla stazione di Cesano per infilare una serie di strade e di carrarecce che fra alberi di fresca fioritura ci condurranno alla Via Cassia.
Un branco di cinghiali grufola allegramente nel parco giochi quando entriamo nel centro residenziale Le Rughe. Le villette si diradano, le strade si fanno deserte e in fondo a Viale Romania siamo finalmente al dismesso Sentiero 5 del Parco di Veio.
Andiamo bene: divieto di accesso. Ma non ci siamo sobbarcati due ore di cammino per farci fermare da un cartello. La traccia procede agevole nella querceta, recando evidenti tracce di percorrenza, di vecchia segnaletica CAI e anche di un recente ripristino.
Le gorgoglianti acque del Crèmera – fiume etrusco per eccellenza – ci invitano al primo di una serie ininterrotta di guadi. L’ambiente è rigoglioso, umido, fluviale nel tremolio della luce che filtra dall’alto; a monte romba la cascata del Terzo Bottagone e un omino se ne viene giù dall’altra parte. È un ragazzo albanese che con il compare rumeno sta ripristinando il sentiero per il parco. Deve trasportare delle filagne e una ce l’incolliamo noi.
Procediamo a fianco del fiume su questo antico percorso di collegamento fra la Via Cassia e l’Agro veientano e passiamo sotto l’abitato medievale di Grotte Franca, del quale resta visibile solo la Grotta della Ninfa, una cavità affacciata sul torrente.
Un altro guado e fra alberi fosforescenti di muschi siamo nelle assolate Valli del Sorbo e alla diruta e splendida Mola di Fornello che si eleva fra acqua e roccia proprio sotto una cascata. Azzardiamo il passaggio sul fatiscente ponticello medievale ed entriamo nella pancia della mola.
In un’aria luminosa incrociamo a lungo ora sugli idilliaci pascoli costeggiati dal torrente, in un cammino che è un viaggio senza altri pensieri che non siano dove poggiare il prossimo passo.
Inanelliamo un continuo di saliscendi, per boschi tetri e ombrosi, per pascoli sereni e assolati. Caliamo nei fossi, scavalchiamo recinti, ci affacciamo sulla vertiginosa Cascata dell’Inferno. Eppure il percorso non è mai disagevole e una rada ma efficace segnaletica ci assiste per buona parte del cammino. Enrico adocchia un cunicolo idraulico non riportato sulle carte e felici come fanciulli non ci par vero di andarlo a esplorare finché si può.
Veio è un mondo fantastico che non ci si stancherebbe mai di scoprire. Un reticolo idrografico volto verso il Tevere che scorrendo sulle morbide rocce tufacee ha modellato un paesaggio complesso, dalle forre strette, profonde e strapiombanti ricche di una vegetazione rigogliosa.
Una chiassosa Sacrofano ci accoglie per pizza e mortazza accompagnata da una birra. E con un caldo fuori stagione riprendiamo a infilare fossi, guadi e recinti. Il tempo scorre al ritmo naturale del nostro passo, senza fretta e senza indugi.
Oltre il trentesimo chilometro di cammino una ripida salita ci porta infine sulla Via Flaminia e a Castelnuovo di Porto. Con le ombre che divengono lunghe e i muscoli doloranti volgiamo la mente al mattino: sembrano passati giorni, non ore, da quel primo passo mosso verso terre incognite.