Monti Invisibili
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I sette pilastri della saggezza

Chi non ricorda uno strepitoso Peter O’Toole nel deserto nei panni – anzi in kefiah e dishdasha – di Lawrence d’Arabia, sulle note del celeberrimo tema di Maurice Jarre?

Thomas Edward Lawrence, agente segreto, militare, archeologo britannico e paladino della causa araba che capeggiò nella rivolta contro la dominazione ottomana, ci ha lasciato questa particolare autobiografia degli anni arabi (1916-1918), il cui titolo, che deriva da un versetto della Bibbia, scelse per designare una particolare formazione del Wadi Rum, in Giordania.

Un libro epico e pesante, di oltre 800 pagine e dalla prosa ricca e complessa, ma che svela un mondo di luoghi, di genti e di cultura, venato di riflessioni sull’imperialismo e sulla natura umana. Con lo sfondo del fascino innegabile del deserto, mirabilmente descritto in parole ed emozioni. Utile anche per conoscere il coacervo d’interessi che da un secolo affligge il Medio Oriente.

 

“Popolo gli Arabi di colori primari, o meglio di bianchi e neri, vedevano il mondo disegnato a contorni precisi. Dogmatici per natura, disprezzavano il dubbio, la nostra moderna corona di spine. Non capivano le nostre angosce metafisiche, l’ansia d’introspezione. Conoscevano soltanto verità e menzogna, fede ed empietà, senza il nostro ambiguo corteo di sfumature […] Capivano e giudicavano come donne: rapidi, senza sforzo né logica. Sembrava quasi che la donna, esclusa in Oriente da ogni attività politica, avesse trasmesso le sue più singolari caratteristiche all’uomo”.

 

Thomas Edward Lawrence, I sette pilastri della saggezza, Bompiani

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