Monti Invisibili
Monte Piaggia e Colle Acetoni
Quota 1.808 m
Data 15 febbraio 2020
Sentiero non segnato
Dislivello 1.032 m
Distanza 22,34 km
Tempo totale 8:05 h
Tempo di marcia 6:50 h
Cartografia Il Lupo Velino-Sirente
Descrizione Dalla Forca di Castiglione (1.358 m) per La Piaggia (1.637 m, +1,07 h), lo Stazzo Serrone (1.784 m, +50 min.), Colle Acetoni (1.808 m, +30 min.), il Lago di Femmina Morta (1.844 m, +55 min.), il Pozzo Scoperto (1.838 m, +5 min.), il Rifugio Ferrarecce (1.808 m, +13 min.), l’opera di raccolta acque di quota 1.800 (+22 min.), la Valle Ruella, il borgo Ruella (1.413 m, +1,05 h), l’intersezione con la strada Tornimparte - Castiglione (1.011 m, +40 min.), il tratturo di quota 1.085 (+23 min.) e Forca di Castiglione (+40 min.). Escursione in clima quasi primaverile con neve quasi continua e sottile da quota 1.700 e numerosi tratti ghiacciati. Incrociate numerose impronte di lupi e fatte di cervi.


039 Birra del Borgo

038 Valle Ruella

037 Valle Ruella

036 Me

035 Opera idraulica quota 1.800

034 Rifugio Ferrarecce

033 Ombra

032 Pozzo Scoperto

031 Orme di lupo

030 Lago di Femmina Morta

028 Lago di Femmina Morta

027 Lago di Femmina Morta

026 Verso il Lago di Femmina Morta

024 Gran Sasso e L'Aquila

023 Colle Acetoni

022 Gran Sasso

021 Laghetto del Serrone

020 Laghetto del Serrone

019 Stazzo Serrone

018 Stazzo Serrone

017 Stazzo Serrone

016 Verso Colle Acetoni

015 Orme di lupo

014 Orme di lupo

013 La Piaggia

011 Verso La Piaggia

010 Verso La Piaggia

009 Gran Sasso e L'Aquila

007 Monti della Laga

006 Sibillini Monte Vettore

002 Ghiaccio

001 Forca di Castiglione
Colle Acetoni, 15 febbraio 2020. Alla Scuola di Guerra, durante l’addestramento, m’insegnarono una cosa (in realtà me ne insegnarono molte: è stato uno dei periodi più interessanti della mia vita): non farti mai trovare lì dove si aspettano di trovarti. E così anche oggi, dopo tanti anni, quando ho un appuntamento con qualcuno mi viene naturale attendere dall’altro lato della strada.
Ma a parte questa mania, il discorso è più ampio: non percorrere sentieri battuti, che se in alcune situazioni è pericoloso, è comunque sempre sicuramente noioso. È quella filosofia che il mondo anglosassone definisce off the beaten track, nella convinzione che chi cammina dietro le tracce di un altro non lascia impronte. Se vuoi scoprire qualcosa di nuovo – e anche se aspiri alla solitudine – è necessario battere altre rotte, come questa che oggi mi porta dalla Forca di Castiglione su una lunga dorsale senza sentieri evidenti.
Solo nel vento fra faggi danzanti, con infinite vedute dal Vettore al Gran Sasso e oltre. I 1.637 metri de La Piaggia e poi in compagnia delle orme di un branco di lupi su una neve dura e croccante. Antichi stazzi raccontano una storia diversa di queste contrade, poi il passo si fa incerto su celate lastre vetrate coperte di neve sottile.
Nel luccichio da diamanti dei fiori di ghiaccio arrivo ai 1.808 metri del Colle Acetoni e scendo in un territorio ben innevato di laghetti asciutti o gelati. Al Lago di Femmina Morta inizia la salita al Monte Cava, ma non mi va di calzare i ramponi sulle pietre e, insieme alle fresche orme di due altri lupi, devio per il Pozzo Scoperto e il Rifugio Ferrarecce.
La neve torna rada mentre vado a vedere una strana costruzione che avevo adocchiato dal satellite. Numerosissime fatte di cervi mi scortano a quella che si rivela una vecchia opera idraulica.
Sotto il sole di mezzogiorno è tempo del pranzo e di una presa di tabacco. Mentre sbuffo la pipa, arriva da un boschetto un rumore di rami infranti, probabilmente cervi. Mi costringo al silenzio assoluto, non c'è vento. Dopo pochi minuti se non fosse per il rado puff puff della pipa, mi sembrerebbe di non esserci.
Riprendo il cammino scendendo nella placida Valle Ruella, una delle più belle del parco e sede di antica antropizzazione. Estesi muretti a secco, cumuli di pietre, due fontanili e il pietroso borgo Ruella.
Con i piedi doloranti dentro gli scarponi invernali arrivo alla strada asfaltata e in un paio di chilometri all’antico tratturo a tratti scomparso che mi rideposita, non senza fatica, alla Forca di Castiglione.
Alla Birra del Borgo, con un boccale fra le mani, rimugino sull’avventura di oggi. Ralph Waldo Emerson, il filosofo americano della natura, scriveva: “Non andare dove il sentiero può portare. Vai, invece, dove non c’è il sentiero e lascia una traccia”. Ecco una massima cui uniformare la vita.