Monti Invisibili
Muro Lungo 
Quota 2.184 m
Data 26 aprile 2008
Sentiero parzialmente segnato
Dislivello 1.353 m
Distanza 20,81 km
Tempo totale 7:50 h
Tempo di marcia 7:25 h
Cartografia Il Lupo Velino-Sirente
Descrizione Da Cartore per il sentiero non segnato che risale la costa del Vignale, verso lo Jaccio dei Montoni e la vetta (+3,40 h). Ritorno per il Malopasso (1.970 m, +1,25 h), il Vallone di Teve, Bocca di Teve (987 m, +2 h) e il borgo (+20 min.). Sentiero poco battuto ma senza eccessive difficoltà e anzi in alcuni tratti molto ben tracciato. Numerose fatte di cervi. Neve da 1.700 metri. Vento forte e gelido in cresta.
 
06 muro lungo log

Traccia GPS

07 muro lungo dislivello
07 muro lungo dislivello

007 Vallone di Teve

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005 Verso il Malopasso

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004 Muro Lungo

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003 Muro Lungo

Muro Lungo, 26 aprile 2008. Eccomi di nuovo in cammino con Alfredo e il cane Soldatino per affrontare questa volta un sentiero dimenticato nel massiccio del Velino.
Dopo esserci salito a febbraio attraverso la Val di Fua in una ventosissima giornata, ero stato incuriosito da un grosso ometto sulla cresta a sud-ovest della vetta e, studiando la carta, mi era saltata all’occhio una tenue traccia che risaliva la costa del Vignale. Così con Alfredo, per tacere del cane, siamo partiti in una luminosa giornata di primavera alla ricerca del sentiero dimenticato. A parte l’inizio un po’ confuso nella vegetazione di bassa quota, seguendo le indicazioni del Gps non è stato difficile scoprire una traccia abbastanza evidente, e anzi in alcuni punti decisamente incisa, che risale la montagna ad ampie svolte fino a sbucare sullo Iaccio dei Montoni. E la quantità di tracce di cervi fa pensare che, inutilizzato ormai dall’uomo, questo percorso venga invece ampiamente impiegato dagli animali per raggiungere i pascoli di quota. Dai 1.700 metri è iniziata la neve e purtroppo anche un vento gelido e teso come l’altra volta.
Superata agilmente la vetta ci siamo lanciati in un ambiente solenne e ampiamente innevato verso i 1.970 metri del Malopasso e di lì nel sempre stupefacente Vallone di Teve, abbandonando i rigori di una natura ferma all’inverno per calare pian piano in un rigoglio primaverile. L’arrivo a Cartore ci vedeva stanchi ma felici di avere recuperato questa antica traccia, con la stupenda sensazione che si prova a camminare fuori dalle rotte stabilite.
 
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