Monti Invisibili
Monte Cusna
Quota 2.121 m
Data 6 luglio 2013
Sentiero segnato
Dislivello 1.352 m
Distanza 21,13 km
Tempo totale 9:35 h
Tempo di marcia 8:24 h
Cartografia Kompass Alpi Apuane, Garfagnana, Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano
Descrizione Da Pian Vallese (1.269 m) per la fonte di quota 1.540 (+45 min.), Il Passone (1.847 m, +43 min.), Monte La Piella (2.071 m, +47 min.), il Rifugio Emilia 2000 (2.040 m, +10 min.), il Sasso del Morto (2.077 m, +10 min.), Monte Cusna (2.121 m, +30 min.), la Costa delle Veline, l’incrocio con il sentiero 615 (1.835 m, +1,35 h), il Rifugio Battisti (1.761 m, +15 min.), il Passo di Lama Lite (1.770 m, +10 min.), il Lago della Bargetana (1.762 m, +15 min.), il valico della Bargetana (1.915 m, +20 min.), Monte Prado (2.054 m, +26 min.), la rocciosa cresta settentrionale verso il Passo di Lama Lite (+52 min.), Il Passone (+26 min.) e Pian Vallese (+1 h). Giornata splendida. Avvistate due marmotte e un branco di cervi sulla Costa delle Veline.
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Traccia GPS

07 monte cusna dislivello
07 monte cusna dislivello

081 Cresta nord Prado

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080 Cresta nord Prado

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075 Cresta nord Prado

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074 Con Claudio Cecilia

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071 Monte Prado

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070 Monte Prado

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069 Monte Prado

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067 Verso monte Prado

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066 Verso il passo Bargetana

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065 Verso il passo Bargetana

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064 Lago della Bargetana

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062 Passo di Lama Lite

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061 Rifugio Battisti

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058 Costa delle Veline

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057 Costa delle Veline cervi

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055 Monte Cusna pecora

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054 Monte Cusna

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052 Monte Cusna

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051 Monte Cusna

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050 Semprevivo ragnateloso

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048 Sasso del Morto

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046 Rifugio Emilia 2000

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044 Cresta del Cusna

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043 Cane pastore

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042 Alpi Apuane

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041 Cresta del Cusna

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040 Alpi Apuane

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039 Monte Prado

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038 Il Passone arpa eolica

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037 Il Passone

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035 Verso Il Passone

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034 Verso Il Passone

Monte Cusna, 6 luglio 2013. Tempo fa, durante le mie usuali passeggiate letterarie, mi sono imbattuto nelle parole di Manara Valgimigli, letterato romagnolo ormai quasi dimenticato, inserite in uno scritto dal seducente titolo La strada, la bisaccia e la pipa: "Io non sono un alpinista, e tanto meno uno scalatore di rocce; sono un camminatore, un viandante, un randagio. Ho nel mio sacco quello che basta. E non ho fretta. Se sono stanco, se è bello il luogo, e c'è acqua vicina; se l'ora è serena e caldo il sole, mi fermo dietro un sasso che mi ripari dal vento, mi spoglio mi asciugo mi lavo mi cambio; bevo tè caldo o un sorso di grappa; riguardo la mia pipa che non abbia intoppi e sia netta, la carico e l'accendo; e mi sdraio al sole ....".
Difficile trovare parole che rappresentino in maniera più compiuta il piacere del cammino senza meta, del viaggio lento e ozioso, dove, per citate Terzani, "il fine del viaggio è il viaggiare stesso e non l’arrivare".
E dopo anni di pianificazioni e di escursioni affidate alla guida sicura del Gps, anche io ultimamente sento il desiderio di rompere – per così dire – la rotta e avviarmi senza meta dove porta il vento, la voglia, l'istinto. Dalla vetta una cresta attraente? e allora via, un passo dopo l'altro senza pensare a tornare sui propri. Un canalone invitante, una valle remota, un lontano borgo che si anela scoprire? volte le spalle al passato, senza programmi per il futuro, ci si mette in viaggio e ci si ferma quando si è stanchi, senza pensare ad altro che al cammino.
Così abbiamo fatto ieri, decidendo di scendere per l'opposta cresta dell'Alpe, e così abbiamo fatto anche oggi durante questo vagabondaggio nel gruppo centrale della riserva, nomata Parco del Gigante o Om ca dorma, per la forma che ricorda un disteso ciclope.
L'aria è fresca mentre ci inoltriamo nel fitto bosco che cinge il Pian Vallese; i nugoli di zanzare che succhiano il nostro sangue ci convincono ad affrettare il passo e in quarantacinque minuti ci affacciamo sugli erbosi pendii che affrontano il versante settentrionale. Torrenti e cascatelle tagliano il manto e alcune marmotte, cosa rara in Appennino, fischiano curiose al nostro passaggio. Un dolce e inusuale lamento, un'aerea sonorità, guida i nostri stupiti passi e ai 1.847 metri del Passone ne troviamo la ragione in un’arpa eolica intorno a una croce.
Il rifugio Battisti ci alletta vicino e dietro si alza la mole massiccia del Prado, ma noi deviamo decisamente sulla larga dorsale del Cusna. Un gregge allieta la vista sul cammino, i cani pastore si fanno prendere gli infantioli al nostro passaggio e intanto dietro la cresta del Prado sorge inaccessibile e rocciosa la scogliera marmorea delle Alpi Apuane. Raggiungiamo i 2.071 metri del poco marcato Monte La Piella e scendiamo all'orrido e abbandonato rifugio Emilia 2000 per risalire presto ai 2.077 metri del Sasso del Morto, panettone di massi attorniato di semprevivi ragnatelosi.
Un inciso stradello ci porta ora all'attacco della rocciosa spalla del Cusna, dove destreggiandoci su facili passaggi di arrampicata in breve siamo ai 2.121 metri della vetta. La vista si allarga su tutto questo sconosciuto territorio, dall'Alpe di Succiso a nord, al Cimone a sud: vette, valli e creste arenariche che ricordano una sintesi di Sibillini e Laga. E la vetta del Cusna è un'immensa distesa di orapi dove bruca una solitaria pecora.
L'idea è ora di abbandonare la cresta e dirigerci lungo un sentiero che taglia la Costa delle Veline: è segnato sulla carta, ma abituati alla sentieristica centroappenninica non confidiamo sulla reale esistenza. E invece è lì che ci attende e questo è uno degli aspetti che distingue questo parco dai quelli a noi noti: ottima e puntuale segnaletica, indicazione del numero dei sentieri, sempre ben tracciati, puliti e frequentati da numerosi camminatori.
Lanciamo le gambe in una brughiera di mirtillo rosso, interrotta ogni tanto da diroccati stazzi; altre marmotte richiamano la nostra attenzione, un branco di cervi fugge terrorizzato e in meno di due ore siamo all'accogliente rifugio Battisti, dove una coca cola e un panino col salame rinfrancano spirito e forze.
Di nuovo in cammino per l'ultima vetta della giornata, transitando per lo splendido lago della Bargetana, su una balza a 1.770 metri di quota. L'omonimo valico si affaccia prossimo sulle Apuane e in breve siamo in Toscana e sulla sua più elevata vetta: i 2.054 metri del Monte Prado, con il fortuito incontro con Claudio Cecilia, duemilista di Frosinone. Di nuovo un crinale sconosciuto attira la nostra attenzione e decidiamo di scendere a capofitto verso il Passo di Lama Lite attraverso la precipite cresta settentrionale.
Vertiginose vedute da un sentiero abbastanza esposto e, d'accordo con René Daumal che "l'alpinismo è l'arte di percorrere le montagne, affrontando i massimi pericoli con il massimo della prudenza", le gambe stanche m'inducono a fare come quel romano che incontrai sul Monte Bianco vent'anni fa: "Io nu' m'envento gnente!" e preferisco scendere senza soverchia fretta.
Da un passo all'altro è poi poco meno di mezz'ora e con l'aria che rinfresca siamo presto già al bosco, alla macchina, alla doccia. Tre birre e tortelli infarciscono la panza e un aromatico toscano, nella notte emiliana dove brillano solitarie lucciole, accompagna le stanche membra fra le coltri.
 
 
 
 
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