Monti Invisibili
Lago di Martignano
Quota 202 m
Data 24 aprile 2021
Percorso non segnato
Dislivello 209+98 m
Distanza 19,04+4,87 km
Tempo totale 1:43+1:20 h
Cartografia Parco Regionale Bracciano e Martignano
Descrizione Dalla stazione di Cesano di Roma della linea ferroviaria FL3 (150 m) in bicicletta per Cesano Borgo (240 m, +18 min.), il poligono militare di Campo Albino, appena sotto Monti di Sant’Andrea (325 m) e la Macchia di Martignano con l’inizio del sentiero 270C (9 km, 264 m, +45 min.). Poi a piedi verso il lago per l’imboccatura dell'Acquedotto Alsietino (221 m, +30 min.), la spiaggia di Martignano e ritorno alla bici per la pineta (+45 min.). In bici di nuovo alla stazione di Cesano (10,04 km, +40 min.). Avvistato un nibbio bruno.


032 Grotta

031 Cartello poligono

029 Pineta

028 Pineta

027 Pineta

026 Pineta

025 Pineta

024 Lago di Bracciano

023 Lago di Martignano

022 Lago di Martignano

021 Lago di Martignano

020 Acquedotto Alsietino

019 Acquedotto Alsietino me

018 Acquedotto Alsietino

017 Acquedotto Alsietino

016 Lago di Martignano

015 Lago di Martignano

014 Verso Lago di Martignano

013 Verso Lago di Martignano

012 Verso Lago di Martignano

011 Bici

010 Lago di Bracciano

009 Gregge

008 Nibbio bruno

007 Nibbio bruno

006 Mare Tirreno

005 Lago di Bracciano

004 Poligono Campo Albino 5.56 NATO

003 Poligono Campo Albino

002 Poligono Campo Albino

001 Poligono Campo Albino
Lago di Martignano, 24 aprile 2021. Ore 21,30, assemblea condominiale: spese spese spese; un paio di facinorosi litigano, io sbocconcello l’ottima crostata dell’accogliente padrona di casa e la mia mente vola già alla piccola avventura di domani.
In questo penultimo giorno arancione, scendo il cane – orrido neologismo, ma pare ora si possa – e sono col velocipede sul treno per Cesano di Roma.
L’aria fresca riempie l’animo mentre pedalo su e giù per i sempre inaspettati muri di un territorio a prima vista pianeggiante. Raggiungo il trascurato borgo di Cesano: piacevole, se non fosse affogato nelle automobili.
Riprendo i pedali e sono sul confine di un minaccioso cartello di limite invalicabile: ma da vecchio ufficiale ho una lunga storia di accesso abusivo in demanio militare. Le ruote schiacciano bossoli di cartucce 5.56 NATO standard, quelle che usavo oltre un quarto di secolo fa nel fucile d’assalto SC 70.
Respiro l’aria verde della primavera e arrivo ai 325 metri del poggio sotto i Monti di Sant’Andrea, quella che dovrebbe essere la quota più elevata del Comune di Roma: lo specchio del Lago di Bracciano riflette il cielo e dietro risplende la turchese linea del Tirreno.
Sono fuori dal Comune, un gregge taglia la mia strada e sette cani pastore paiono contrariati al mio passaggio. Scendo, sfilo lentamente a piedi e sono di nuovo sui pedali.
I toni azzurri del Lago di Martignano baluginano fra i rami mentre cerco un albero per la bici. Mi accontento di un cespo di ginestre e inizio a scendere in un ombroso bosco di grandi lecci che segue nel folto le sponde del lago.
Trovo l’imboccatura dell’Acquedotto Alsietino, che portava a Roma l’acqua per le naumachie dell’imperatore Augusto, e m’introduco brevemente in un’umida oscurità.
Fra ricordi di bimbo lambisco la spiaggia deserta: sicuramente ho trascorso l’infanzia più nei laghi che nel mare.
Sono di nuovo sul bordo del cratere e attraverso la pineta incendiata da mano umana, dove altra ignota mano ha ricavato sculture animali dai ceppi bruciati.
Nuovamente in sella. Una combinazione di carrarecce e asfaltate mi riporta verso la stazione, quando un cancello sul più bello (solo per amor di rima) mi chiude il passo. Cerco un’alternativa praticabile, poi scavalco.
Ore 12,30, al supermercato, frutta, verdura… birra, patatine.
L’avventura, insomma, che cos'è mai l’avventura? Una fuga fra due incombenze della vita.