Monti Invisibili
La Magnola
Quota 2.220 m
Data 9 febbraio 2019
Sentiero parzialmente segnato
Dislivello 1.109 m
Distanza 12,69 km
Tempo totale 7:07 h
Tempo di marcia 6:16 h
Cartografia Il Lupo Velino-Sirente
Descrizione Dal Peschio Rovicino (1.133 m) per il Vallone della Sentina, il Rifugio Magrini (2.132 m, +3,25 h), la Magnola (2.220 m, +23 min.), il Vallone della Genzana, la Valle Majelama (1.420 m, +1,36 h) e la macchina (+52 min.). Innevamento compatto dai 1.550 m, notevoli tratti gelati in quota.


031 Valle Majelama

030 Valle Majelama

029 Selva del Coco

028 Vallone della Genzana

027 Verso il Vallone della Genzana

026 Verso il Vallone della Genzana

025 Campetti della Magnola

024 Cafornia e Velino

023 Gran Sasso

022 Sirente e Majella

021 La Magnola

020 Rifugio Magrini

019 Cafornia e Velino

018 Rifugio Magrini

017 Rifugio Magrini

016 Rifugio Magrini

015 Rifugio Magrini ghiaccioli

014 Rifugio Magrini

013 Rifugio Magrini

012 Valle del Bicchero

010 Cafornia

009 Cafornia

007 Vallone della Sentina

006 Vallone della Sentina

005 Costa della Sentina

004 Costa della Sentina

003 Costa della Sentina

001 Peschio Rovicino
La Magnola, 9 febbraio 2019. Provo sempre un sottile piacere quando torno sul terreno di gioco della mia infanzia montanara: quelle vette dove – nei 90 del secolo trascorso – ho mosso i primi passi su sentieri che per me erano remoti e selvaggi come piste del Taklamakan.
Ogni valle era sconosciuta, ogni vetta inviolata, ogni svolta del sentiero pronta a svelare una sorpresa.
È fortunatamente scopro che è ancora così: pur conoscendolo palmo a palmo, è come se il mio animo scovasse il nuovo non nel territorio ma nell’esperienza e un sentiero calcato decine di volte può stupire come il più incognito dei percorsi.
Il clima, la stagione, la luce, i colori, la condizione d’animo: il mondo non è mai uguale a se stesso e mai lo siano anche noi.
“Non smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta”, scriveva T.S. Eliot.
Dal Peschio Rovicino su una labile traccia con gli scarponi da neve che stentano a trovare assetto sulle traballanti rocce. Salgo a svolte su un sentiero che alcuni sbancamenti rivelano antico. La pianura e i suoi uomini mi accompagnano a lungo. Poi una svolta mi fagocita nel ripido Vallone della Sentina e la civiltà non c’è più.
Buio e ombroso, come d’incanto dalle pietre sono sulla neve, sottile dura gelata. Oso senza ramponi, poi cedo e per trenta secondi trenta sono costretto ai ferri, che poi restano a gelarmi le mani.
Pianeggiante e solitaria ora la valle di neve buona; poi su obliquo verso la dorsale. A ovest, abbracciati dalla lunga valle glaciale, Cafornia e Velino sorgono dalla terra come un ciclope che nasce.
La neve si fa ghiaccio e i ferri tornano dove devono. E sono su, nel cielo e nel blu.
Passo dopo passo, ghiaccio che tintinna e che non si scalfisce. Il Rifugio Magrini scende dal cielo e mi viene incontro.
Sono sulla calotta ghiacciata. A giro d’orizzonte, vestiti di bianco, Majella, Sirente, Gran Sasso, Laga, Vettore.
Riprendo la via sulla neve soffice del versante settentrionale. Il vento sparisce, io cuocio. Calo e calo in un vallone che non conosco e non ha nome, seguendo ricami di sciatori: se scendono loro scendo anche io.
Via i ferri nel forno del Vallone della Genzana e giù verso la Valle Majelama, lungo le orme di un cervo, sfilando fra boschetti innevati, sotto le incombenti pareti della Selva del Coco.
L’uscita della valle, che fra poco chiuderà le sue porte per rimanere assoluto dominio dell’aquila.