Monti Invisibili
Traversata Celleno - Sipicciano
Quota 400 m
Data 21 marzo 2026
Sentiero non segnato
Dislivello in salita 500 m
Dislivello in discesa 761 m
Distanza 29,21 km
Tempo totale 6:55 h
Tempo di marcia 5:53 h
Descrizione In bus Cotral a Viterbo e a Celleno (400 m). Poi per la Fonte Acqua Forte (330 m, +30 min.), Casale Saraceno (274 m, +25 min.), il Fontanile Vallarione (189 m, +18 min.), Casale Vallarione (210 m, +3 min.), il Guado del Torrente Rio (134 m, +15 min.), il borgo di Mugugnano frazione di Grotte Santo Stefano (296 m, +42 min.), la Macchia di Piantorena e la zona archeologica di San Salvatore (165 m, +1,03 h) con visita del sito (50 min.) fino alla Torre di Piantorena (150 m, +20 min.) e al vicino colombario, Montecalvello (168 m, +30 min.), la Madonna dell’Aiuto (94 m, +20 min.), Sipicciano (140 m, +26 min.) e la stazione ferroviaria di Sipicciano (80 m, +31 min.). Treno per Viterbo Porta Fiorentina, a piedi per Viterbo Porta Romana (1,68 km, +19 min.) e treno per Roma. Piacevolissima escursione fra borghi solitari su deserte asfaltate, carrarecce, tratturi e sentieri in ambiente moderatamente primaverile. Incontro a San Salvatore con Pierfrancesco del forum Avventurosamente. Avvistati un volpe e un tasso morto.

050 Sipicciano

049 Sipicciano

048 Macchia di Piantorena

047 Macchia di Piantorena

046 Montecalvello

045 Montecalvello

044 Montecalvello

043 Montecalvello

042 Montecalvello

041 Montecalvello

040 Montecalvello

039 Montecalvello

038 Montecalvello

037 Montecalvello

036 Montecalvello

035 Montecalvello

034 Montecalvello

033 Montecalvello

032 Torre di Piantorena

031 Torre di Piantorena

030 Torre di Piantorena

029 Con Pierfrancesco

027 Colombario di Piantorena

026 Colombario di Piantorena

025 Colombario di Piantorena

024 Colombario di Piantorena

023 Abitato rupestre di San Salvatore

022 Chiesa di San Salvatore

021 Convento di San Salvatore

020 Macchia di Piantorena

019 Grotte Santo Stefano

018 Guado del Torrente Rio

017 Casale Vallarione

016 Casale Vallarione

015 Casale Vallarione

014 Casale Vallarione

013 Casale Vallarione

012 Casale Vallarione

011 Fontanile Vallarione

010 Casale Saraceno

009 Casale Saraceno

008 Casale Saraceno

007 Casale Saraceno

006 Verso Casale Saraceno

005 Celleno

004 Verso Casale Saraceno

003 Acquaforte

002 Celleno big bench

001 Roma Stazione Flaminio

000 Borghi Tuscia altimetria
Traversata Celleno - Sipicciano, 21 marzo 2026. Partire è un po’ morire e siccome pianificare è già un po’ partire, con facile sillogismo anche pianificare è un po’ morire. Ma morire ne senso di rinascere a vita nuova, modificare la percezione della propria zona di confort per decidere di affrontare – almeno per poche ore – un mondo che sarà sicuramente più scomodo e faticoso, ma anche infinitamente più divertente e motivante.
E allora se mi piace andare a scarpinare per boschi per monti e per valli, quasi altrettanto apprezzo immergermi in carte e guide alla ricerca di una traccia che non avevo ancora notato, di una cresta mai percorsa, di un castello o un borgo abbandonati.
Sognare sulle carte, pianificare una rotta, consultare guide e orari diviene una sorta di scorciatoia per sperimentare come in una miniatura le emozioni di una camminata, per iniziare a innamorarmi di un percorso che fino a pochi giorni prima neanche conoscevo.
Combinazione particolarmente ardimentosa di mezzi pubblici questa volta: metropolitana, treno urbano e due bus regionali, per l’esosa cifra di 5,80 euro, per raggiungere Celleno, a nord di Viterbo. E poco oltre le 8,30 sono già pronto ad affrontare questo intimo e affascinante territorio, fatto di armonici saliscendi argillosi, punteggiati di pittoreschi borghi solitari e casali abbandonati.
Mi avvio in parte sulle orme della Scarpinata della Teverina (una sorta di trail annuale a passo libero su è giù per questi colli) e sotto un sole timido ma caldo la camminata procede agile, fra sterrate panoramiche, tratturi vallivi e repentini tagli per coltivi.
Le dirute mura di Casale Saraceno sono un bell’affaccio sul percorso a venire, picchiettato di numerosi altri casali diroccati, fino agli altri ruderi del grande Casale Vallarione. Per tagliare poi fra gialli campi di colza fino al deserto borgo di Mugugnano, piccola frazione di Grotte Santo Stefano, dove non incrocio neanche un forno per un trancio di pizza bianca.
Poca asfaltata e ingaggio una lunga sterrata pianeggiante che m’introduce all’estesa dorsale vulcanica della Macchia di Piantorena. Il sole trafila fra i lecci già ricchi di gemme.
La zona archeologica di San Salvatore è una stratificazione di ere. Dagli Etruschi ai Romani fino al medioevo. Una scala in tufo a filo di strapiombo mi porta alle grotte del sottostante abitato rupestre. E ancora i ruderi del Convento di San Salvatore e la vicina chiesetta omonima. Ancora pochi passi per lo sperone tufaceo terminale, con la Torre di Piantorena e il vicino bellissimo colombario doppio, affacciati entrambi sulle pareti verticali e picco sui torrenti Rigo e Quatrete.
Il medievale Montecalvello occhieggia vicino dall’altra parte del fosso. Tento una via diretta su un vecchio sentiero che però si perde fra frane e rovi. Torno indietro e provo dall’altra parte.
Attraverso una stretta porta e un passaggio coperto accedo al piccolo borgo fortificato e sono dentro un dipinto: magico, deserto, silente, cristallizzato; dalle austere pietre muscose che nel fischio del vento sfidano il tempo e la solitudine. Una piazza deserta su un affaccio profondo, dominata dalla mole del Castello Monaldeschi, buon retiro del pittore francese Balthasar Klossowski de Ròla, meglio noto come Balthus.
Manca poco ora, una ripida salita mi reca a Sipicciamo. Una birra, un toscano e arrivo alla stazione, dove un treno mi scarrozza a Viterbo Porta Fiorentina. Venti minuti di cammino per Porta Romana e ora il treno giusto (il sesto trasporto pubblico della giornata) mi riporta a casa, giusto in tempo per una serata da ore piccole, dove però mi abbofferò senza ritegno.