Monti Invisibili
Anello delle Cento Fonti
Quota 2.458 m
Data 30 maggio 2026
Sentiero parzialmente segnato
Dislivello 1.270 m
Distanza 18,37 km
Tempo totale 8:22 h
Tempo di marcia 6:51 h
Cartografia CAI Monti della Laga
Descrizione Dal Rifugio Cento Fonti (1.305 m) per il Fosso dell’Acero, la Sorgente Mercurio (1.759 m, +1,28 h), la Costa delle Troie intercettata a quota 2,150 (+1,07 h), Monte Gorzano (2.458 m, +45 min.), il Laghetto di Gorzano (2.309 m, +15 min.), la Cima della Laghetta settentrionale (2.372 m, +12 min.), la Cima della Laghetta (2.369 m, +20 min.), la Cima della Laghetta meridionale (2.270 m, +36 min.), la Sella della Laga (1.975 m, +34 min.), la Fonte Pane e Cacio (1.940 m, +4 min.), il Fosso dell’Acero e il Rifugio Cento Fonti (+1,30 h). Appassionante escursione in un territorio ancora ricco di lingue di neve e con cascate d’acqua per ogni dove, ma dalla facile progressione.

049 Rifugio Cento Fonti

048 Fosso della Laghetta

047 Fosso della Laghetta

046 Fosso della Laghetta

045 Fosso della Laghetta

044 Fonte Pane e Cacio

043 Gran Sasso

042 Cima della Laghetta sud Gran Sasso

041 Cima della Laghetta meridionale

040 Lago di Campotosto

039 Camedrio alpino

038 Lago di Campotosto

037 Lago di Campotosto

036 Pianura amatriciana

035 Cima della Laghetta

034 Costa delle Troie

033 Fosso di Ortanza

032 Monte Gorzano

031 Costa delle Troie Gran Sasso

030 Violette

029 Genziane

028 Cento Fonti

027 Cento Fonti

026 Cento Fonti Gran Sasso

025 Cento Fonti

024 Cento Fonti

023 Stazzo Mercurio

022 Sorgente Mercurio

021 Sorgente Mercurio

020 Fosso dell'Acero

019 Fosso dell'Acero

018 Orchidea

017 Fosso dell'Acero

016 Fosso dell'Acero

015 Fosso dell'Acero

014 Fosso dell'Acero

012 Fosso dell'Acero

011 Fosso dell'Acero

009 Fosso dell'Acero

008 Fosso dell'Acero

007 Fosso dell'Acero

006 Fosso dell'Acero

005 Fosso dell'Acero

004 Gran Sasso

003 Gran Sasso elicottero

001 Rifugio Cento Fonti Gran Sasso

000 Cento Fonti altimetria
Anello delle Cento Fonti, 30 maggio 2026. Laga, sempre Laga, fortissimamente Laga! Una parafrasi dell’Alfieri atta a esprimere l’anelito che spinge ad affrontare lunghe ore di guida, faticosi dislivelli su sentieri ripidi e appena accennati, per essere ammessi a questo magico regno. Un territorio fatto di acque scroscianti su ripidi scivoli di arenaria, che corrono fra prati tempestati di multicromatiche fioriture, sotto cieli di cobalto che regalano visioni su vette lontane e sulla vicina, preponderante mole del Gran Sasso.
Sì, perché al di là della bellezza profonda e straniante dei Monti della Laga, è proprio il padrone di casa – il Gran Sasso – il leitmotiv di questa camminata: una presenza ingombrante e costante che accompagna il passo dall’inizio alla fine, in una vicinanza fisica che ne rivela le infinite sfaccettature con il procedere della salita e il volgere della luce. Tutto il cammino si svolge in questo magico equilibrio: da una parte il Gran Sasso, con la sua mole silenziosa, dall’altra le acque, con la loro fragorosa levità.
Dove risiede il motivo per cui l’acqua esercita un fascino così prepotente su noi uomini? Arrivi sulle sponde di un torrente e l’animo si rasserena; giungi sulle rive del mare e già fantastichi di lontane avventure; avverti lo scroscio di una cascata e lo sguardo si colma di stupore. L’acqua è vita, ma nel senso che dona vita all’inanimato, aggiunge suono al silenzio, rende mobile l’immobile. Come il fratello vento quando spira fra le fronde degli alberi.
È un mattino luminoso quando poggio gli scarponi a monte del remoto abitato di Cesacastina. Il boscoso versante delle Cento Fonti (nomen omen) già rimbomba dei tuoni del disgelo e m’immergo in una foresta dal verde giovane e luminoso che mi scorta in un continuo rincorrersi di rivoli e di cataratte verso le profondità del Fosso dell’Acero, verso le cosiddette Cento Cascate.
Ma tanta è l’acqua che scende dalle creste che, pur nei numerosi rivoli che solcano il versante, spicca un grande fiume impetuoso che ribolle fragoroso per oltre 700 metri di dislivello su uno scivolo di arenaria. Procedo sul bordo della corrente, eccitato come un bambino in un negozio di giocattoli, per divenire presto uomo nel letto di una donna. Continui cartelli ammoniscono sul pericolo di attraversarne il corso: ma chi potrebbe essere tanto folle da farlo?
I 1.759 metri della Sorgente Mercurio segnano il cambiamento della valle che diviene delle Cento Fonti. È tempo di attraversare il torrente su un fondo solido ma scivoloso che la prudenza trasforma… in acqua negli scarponi.
Riprendo ad ascendere fiancheggiando la Costa delle Troie, su una prateria luminosa e fiorita dove spiccano le grasse pannocchie delle orchidee. A circa 2.000 metri individuo una traccia pastorale e devio per risalire il lungo costone, tante volte ammirato da lontano. Pochi minuti e sono in cresta per un cammino ora fra pratoni screziati di neve. E intanto il Gran Sasso continua muto a osservare.
Ecco i 2.458 metri della vetta del Gorzano, con una vista a giro d’orizzonte sulle vette di Lazio e Abruzzo, dai monti fino al mare.
Un vento gelido m’induce a riprendere subito il cammino, per una panoramica cavalcata di cresta che mi porta a superare le numerose cime della Laghetta. I 2.270 metri dell’ultima sono l’occasione per il pasto e per una panoramica pipa con vista sulle acque blu del Lago di Campotosto, sorvegliato come sempre dalle rocce bigie del Gran Sasso.
Calo ora alla fonte pastorale dal suggestivo toponimo di Pane e Cacio e immergo nuovamente gli scarponi in un sentiero acquoso verso i boschi del Fosso della Laghetta.
Una foresta silente accoglie i miei stanchi ma entusiasti passi. Il Gran Sasso è di nuovo lì che mi osserva quando giungo nuovamente al Rifugio Cento Fonti, dove una dissetante IPA mette fine a questa giornata di avventura che stilla ancora nell’acqua nei miei scarponi.