Monti Invisibili

San Benedetto dei Marsi - Sulmona
Quota 1.100 m
Data 1° luglio 2026
Percorso non segnato
Dislivello in salita 781 m
Dislivello in discesa 994 m
Distanza 38,97 km
Tempo totale 10:52 h
Tempo di marcia 9:16 h
Birra 1,82 l
Descrizione Da San Benedetto dei Marsi (680 m) per Pescina (720 m, +1 h), Forca Caruso (1.100 m, +1,45 h), la S.P. 9 Marsicana, Goriano Sicoli (720 m, +1,38 h), La Forchetta (876 m, +1,13 h), Prezza (540 m, +1,15 h) e Sulmona (400 m, +2,25 h). Notte al B&B L’Annunziata. Lunga traversata in gran parte su asfaltate deserte e malmesse. Avvistato un capriolo.
Tappa Sulmona - Santa Eufemia a Maiella percorsa in bus per notevole maltempo (birra 0,9 l). 

san benedetto dei marsi sulmona mappa

Traccia GPS

santa eufemia a maiella

107 Santa Eufemia a Maiella Chiesa di San Bartolomeo

santa eufemia a maiella

106 Santa Eufemia a Maiella Chiesa di San Bartolomeo

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105 Santa Eufemia a Maiella

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104 Santa Eufemia a Maiella Chiesa di San Bartolomeo

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103 Santa Eufemia a Maiella

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102 Santa Eufemia a Maiella

sulmona

099 Sulmona Piazza xx Settembre Ovidio

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098 Sulmona

sulmona

096 Sulmona acquedotto

prezza

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la forchetta

088 La Forchetta Monte Amaro

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087 Verso La Forchetta

goriano sicoli escher

086,5 Goriano Sicoli M.C. Escher, 1929

goriano sicoli

086 Goriano Sicoli Fontana Monumentale

goriano sicoli

085 Goriano Sicoli Fontana Monumentale

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084 Goriano Sicoli

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083 Goriano Sicoli

gran sasso e castel di ieri

082 Gran Sasso e Castel di Ieri

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081 Verso Goriano Sicoli Gran Sasso

forca caruso

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forca caruso

078 Verso Forca Caruso pala eolica

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077 Verso Forca Caruso

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075 Verso Forca Caruso

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074 Monte Ventrino

fontanile mascioli

073 Fontanile Mascioli

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072 Verso Forca Caruso pala eolica

piana del fucino

071 Verso Forca Caruso

piana del fucino

070 Verso Forca Caruso

ponte ferrovia roma pescara

069 Ponte Ferrovia Roma - Pescara

ponte ferrovia roma pescara

067 Ponte Ferrovia Roma - Pescara

ponte ferrovia roma pescara

065 Ponte Ferrovia Roma - Pescara

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064 Autostrada A25

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063 Autostrada A25

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062 Pescina Torre Piccolomini

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061 Pescina

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060 Pescina Torre Piccolomini

pescina

059 Pescina

san benedetto dei marsi sulmona altimetria

000 San Benedetto dei Marsi - Sulmona altimetria

Sulmona, 1° luglio 2026. Il rumore di fondo della vita rimasta a casa si è ormai spento e questa esistenza di cammino procede ora liscia, come questa Piana del Fucino che sto attraversando. Spazi geometrici e sconfinati dove il movimento si fonde con l'immobilità, costringendo a guardare dentro anziché fuori.
Quante delle cose che consideravo "emergenze" prima di partire, ora mi sembrano del tutto irrilevanti, lasciando il posto a un silenzio interiore che permette di fare ordine e ricalibrare le priorità.
Mi vengono in mente le parole di Mario Rigoni Stern: “Si camminava e si camminava e sembrava di essere sempre nello stesso posto perché la steppa è come il mare”.
Oggi ho esagerato: 39 chilometri con una discesa progressiva nel caldo della conca peligna che mi hanno lasciato stordito e senza forze.
Partenza che sono quasi le 6, per avere il tempo di ricomporre uno zaino messo ad asciugare in tutti i suoi singoli elementi, e in un’ora sono a Pescina per la colazione.
Lascio la città di Silone e di Mazzarino e inizio una piacevole salita nella valle che mi porterà a Forca Caruso. Sottopasso in sequenza l’orrido viadotto dell’autostrada A25, le eleganti doppie arcate della ferrovia Roma - Pescara e mi abbevero a quello che sarà l’ultimo fontanile per molte ore a venire.
Eccomi al deserto valico, importante punto di collegamento per gli uomini fra la piana del Fucino e la conca peligna, per la fauna fra i parchi del Velino e d’Abruzzo.
Nel 1789 il naturalista e viaggiatore svizzero Carlo Ulisse De Salis Marschlins così lo descriveva: “Furca Carosa, la cresta più alta dell’Appennino, dove il viaggiatore può trovarsi esposto a ogni sorta di pericoli. Nell’inverno può imbattersi con un violentissimo vento da nord-est, che passando attraverso la gola di quei monti, diviene così gelato e pungente da intirizzirvi ogni giuntura, e rendere incapace l’individuo più forte di resistere alla sua impetuosità. Nell’estate poi, questo passo, privo di qualunque abitazione umana, diviene covo di banditi, in modo che assassini e rapine sono gli abituali avvenimenti della stagione”.
Inizio ora una lunghissima discesa sulla deserta Strada Provinciale Marsicana, con frequenti e ombrosi tagli dei tornanti che m’inducono sempre un po’ di preoccupazione: dopo quanto ho patito ieri, già vedere un paletto del metanodotto mi mette ansia.
Verso le 10 sono a Goriano Sicoli, dove scatta la prima birra della giornata. Questo è uno dei borghi visitati da Escher negli anni ’30 e poi rappresentati nelle sue geometriche litografie. Mi sono sempre chiesto come fosse arrivato in luoghi così remoti: ora mi è chiaro: c’era la ferrovia. Interrogo la signora del bar sul caldo di questo giugno e mi dice: “Ce la siamo vista brutta”.
Con il caldo che aumenta e in costante salita, intraprendo una solitaria e malmessa asfaltata. Le cicale sono di nuovo assordanti e quando sono migliaia ricordano beffardamente il suono ingannevole dell’acqua che scorre.
Finalmente svalico ai 876 metri de La Forchetta e poco dopo scorgo per la prima volta il Monte Amaro: ancora maledettamente lontano.
Edward Lear, nel suo Viaggio attraverso l’Abruzzo pittoresco del 1846: “Sulla sua sommità un vasto e nuovo panorama ci si è aperto davanti; siamo usciti dalla terra dei Marsi e stavamo entrando in quella dei Peligni, separati dai loro alleati di un tempo da alte montagne, più alta delle quali tutte svetta la bellissima Maiella”.
Una discesa infinita e sono al bel borgo di murales di Prezza, dove un gelato al limone e un’altra birra sono il giusto premio per tanta fatica.
Sono ora solo nove chilometri pianeggianti per Sulmona. In realtà saranno continui saliscendi. Per lo meno s’inizia a incontrare nuovamente acqua.
Seguiamo il mio cammino nelle parole del pittore John Augustus Cuthbert Hare del 1875: “Per arrivare a Solmona, si passa da una zona arida in una valle coltivata, al termine della quale, sopra un’altura isolata, raggiunta con un viadotto, si trova la maestosa città, coronata da molti campanili e che ha come sfondo grandi masse di neve.
Solmona è una perfetta città medievale e molti dei suoi balconi di ferro e finestre gotiche sono degni dei migliori palazzi veneziani. La grande piazza, dove le montagne innevate si vedono in tutti i lati al di sopra delle case, è una delle più grandi in Italia ed è resa oltremodo pittoresca da un acquedotto che attraversa la sua estremità superiore, sotto il quale una larga rampa di scale, sempre affollata di persone, scende giù dalla strada”.
Porta Romana segna il mio arrivo in città alle 16,30 e stanco, defatigato, distrutto e lesso mi ritiro al B&B L’Annunziata.
Oggi sole, ma domani arriva una pesante andata di maltempo con fenomeni intesi, Troppo pericoloso avviarsi da solo su per i monti. Decido di prendere un autobus per Santa Eufemia e poi affrontare l’ultima faticosa tappa in una giornata che dovrebbe essere di sole.

 

Santa Eufemia a Maiella, 2 luglio 2026. Sesto giorno e il cammino sta agendo come un setaccio, facendo cadere il superfluo e trattenendo ciò che conta davvero. Ambizioni, desideri, attriti, frenesie si sono impigliati su qualche ramo o roccia, mentre avverto una nostalgia struggente per Flavia e la mia piccola (si fa per dire) Vittoria.
Non sono in cammino per raggiungere chissà quale meta ma per consumare con le suole anche il fardello dell’anima. Cammino per tornare a quei nomi, ma con un cuore pulito.
Giornata rilassata oggi: alzato con calma, doccia, colazione al bar e bighellonaggio per la piacevole città natale di Ovidio, per qualche motivo piena di americani. Così la descriveva nel 1908 la viaggiattrice britannica Anne MacDonell: “Sulmona fa pensare a qualcosa che è chiuso in un chiostro, qualcosa di aristocratico, e sebbene abbia un aspetto logoro e decadente, al suo confronto la prosperosa Aquila sembra una plebea”.
Quattro chiacchiere con persone incuriosite dal mio abbigliamento e dal mio zaino, e che per l’appunto mi scambiano per straniero. Fra gli altri Franco, ex alpino e montanaro anche lui. Il gestore di un ferramenta (dove sono entrato per rimediare a un guasto a un bastoncino da trekking) invece m’informa che tutti questi americani sono i discendendi degli emigrati dei decenni scorsi, che hanno acquistato qui una casa per le vacanze: sono così tanti che alcune affissioni ricordano di iscriversi al programma per il voto all’estero. D’altronde anche Madonna è originaria di Pacentro, il bel borgo vicino a Sulmona.
Il Monte Morrone si copre come promesso e io intraprendo un’audace combinazione di autobus da far impallidire l’astrusità del Cotral laziale, per giungere con due cambi al cardiopalma in questo borgo di pietra a quasi 900 metri di quota perso fra le nuvole.
L’unico alimentari ha oggi il giorno di chiusura: cercherò di farmi fare un panino questa sera nell’unica trattoria.
Procacciatami almeno l’acqua per domani, mi ritiro al piacevole B&B La dimora di Angelo e dopo il pisolino e la doccia, girello per il borgo, dove vengo abbordato da un gruppo di lupetti scout di Montesilvano che sono qui per il campo estivo.
Fra poco la cena e poi preparazione fisica e psichica per la dura salita di domani, che si conclude di nuovo senza un posto per dormire.
 

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